Nessun Drago è una viverna! (nemmeno quelli a due zampe)


Celeberrimo dipinto di Paolo Uccello, San Giorgio e il Drago, alla National Gallery di Londra. Il Drago è bipede.

Fino a qualche settimana Evangeline Lilly veniva considerata il fondo del barile (parlando di La Desolazione di Smaug), ma, a quanto pare, non c’è sufficiente disonestà intellettuale nello spettatore medio per continuare la sassaiola, dopo le esecuzioni attoriali recentemente mostrate. Hanno dovuto trovare dell’altro per lamentarsi e non c’era dubbio che ci sarebbero riusciti. Così sull’onda di “fans” che non sembrano avere altra preoccupazione di dove siano giunte le ali dell’Urulòkë, TheOneRing fa eco al nostrano OrgoglioNerd nella nuova fiera del superfluo: Smaug sarà un Drago o una Viverna? E, soprattutto: “non deve essere una Viverna!”. Ma in simili facezie c’è poco di cui essere orgogliosi.

Intendiamoci bene, l’iconografia del Drago in un film su Lo Hobbit non può, né deve essere una questione marginale: il cinema è (o dovrebbe essere) arte audiovisiva e questo fa dell’iconologia preparata e realizzata un elemento fondante. Di questo si può parlare volentieri, a condizione di non avere come unica preparazione l’utilizzo del noto gioco da tavolo Dungeons & Dragons che, sebbene non ci dovrebbe essere bisogno di dirlo, non ha nessun valore culturale nel merito della mitologia antica e medievale
E’ questo clima di fanatismo dilagante, con i suoi dogmi e le sue ferocie, che lascia davvero perplessi: sarei curioso di sapere se, prima di scrivere i rispettivi articoli, chi ha voluto trattare l’argomento ha dato almeno uno scorcio al più importante saggio dello stesso Tolkien sull’epica del mostro. Si parla naturalmente di Beowulf: Mostri e Critici , presente nella raccolta The Monsters and the Critics and Other Essays, pubblicata in lingua originale nell’83 ed edita anche in Italia (ad oggi disponibile presso Bompiani come Il Medioevo e il Fantastico). Fosse ancora con noi, probabilmente il professore dovrebbe scrivere un saggio inverso, in cui difende l’epica del mostro (e del Drago specialmente) dalle odierne tendenze di consumo.

In questa pagina si parla di Tolkien, quindi sarebbe più appropriato incentrare tutto l’articolo sull’evoluzione del Drago nella letteratura di Tolkien e sulle fonti. Ma poiché le domande sull’aspetto del Drago nel film rimarrebbero insolute alle orecchie assordate da tanto inutile baccano, il tema sarà per brevità iconologico ed iconografico, accennando soltanto la filologia connessa all’idea del drago inglese in principio. Iniziamo da un concetto molto semplice, ma che nessuno considera, probabilmente perché suddetti franchises di successi (ed altri, anche editoriali) trovano redditizio perpetrarne l’ignoranza.

La “viverna” non esiste in nessuna letteratura.

Etimologia, un diletto di Tolkien, una finestra sui significati

Di più : la parola wyvern non è attestata prima del 1600. Prendo a prestito questa risorsa per mostrarne l’evoluzione etimologica.

wyvern
formed (with excrescent -n) from Middle English wyver (c.1300), from Anglo-French wivre, from Old North French form of Old French guivre “snake,” from Latin vipera “viper”.

Quindi, una rapida evidenza di carattere semantico, “wyvern” significa “vipera”. Il suo ascendente ME wyver era infatti il nome proprio delle vipere fino al XVI sec., giacché il “neolatino” viper è stato introdotto solo dal 1520 in poi.
La parola naturalmente si riferisce ad un drago, ma la sua costruzione suggerisce tutt’altro che un genere tassonomico, quanto piuttosto un’aggettivazione atta a rimarcare la natura ofidica, serpentina del drago. Significativo è anche che il termine sia nato in un periodo storico caratterizzato dalla ricercatezza e sofisticazione della lingua, nella letteratura inglese: contemporanei di Shakespeare come Lyly non disdegnavano certo neologismi di plurima ascendenza glottologica. Così wyvern avrebbe potuto tranquillamente nascere come un appellativo di un drago, “Il Viperino”. In ogni caso siamo ben lontani da avere una correlazione iconografica, che sembra successiva: wyvern potrebbe attribuire tanto i Draghi bipedi che quadrupedi, purché siano serpentini.
Altrettanto rimarchevole è che wyvern non sembra in nessun modo correlato con worm, figlio del wyrm in Old English, nonostante condividano la prima sillaba:

worm
Old English wurm, variant of wyrm “serpent, dragon,” also in later Old English “earthworm,” from Proto-Germanic *wurmiz (cf. Old Saxon, Old High German, German wurm, Old Frisian and Dutch worm, Old Norse ormr, Gothic waurms “serpent, worm”), from PIE *wrmi-/*wrmo- “worm”.

Ciò che ne risulta è allora un termine ulteriore, non congenito a worm (che è il Drago di cui si parla), che proviene dalle lingue germaniche, ma nato dalla contaminazione franca della letteratura prima medievale guivre –> wyver(e) del Middle-English e poi elisabettiana wyver(e) –> wyvern . Per quanto chiamare un Drago “Viperino” sia una trovata letteraria notevole, è qualcosa di appiccicato, senza base linguistica comune e quindi non avrebbe senso di voler caratterizzare un sottoinsieme di Draghi in modo definitorio ed elementare.
A questo naturalmente si aggiunge il contesto storico: i draghi bipedi e chirotteri sono rappresentati già dal basso-medioevo in tutta Europa, comprese le Isole Britanniche. E’ alquanto discutibile che la nomenclatura propria sia tardiva di un millennio sull’elemento, la quale invece dovrebbe poggiare su derivati germanici (la concezione del Drago nell’Inghilterra medievale discende da quella norrena) o addirittura di ciò che nell’Inglese moderno è sopravvissuto del Celtico autoctono (goidelico/brittonico), non di francigeno.

Come si è imposto dunque il nome viverna come sostantivo di categoria per i draghi bipedi?

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31 pensieri riguardo “Nessun Drago è una viverna! (nemmeno quelli a due zampe)”

      1. Ho letto tutta la serie, anche in lingua originale. Ma non ricordavo (nemmeno ora, in realtà) la frase. Quei libri sono un altro esempio in cui i poveri Draghi vengono mortificati fino a diventare un puro oggetto di scena.

  1. Complimenti per tutta la dedizione nel far capire alla massa che i problemi ricercati pur dove non ci sono, la continua caccia al pelo nell’uovo, sono privi di fondamento. Io stesso ho notato nell’extended edition di UVI che Smaug il più delle volte appare bipede, altre volte si intravede una zampona anteriore. Ma non ne faccio un dramma, è pur sempre Smaug! SMAUG IL DORATO, ULTIMO DISCENDENTE DEL POSSENTE ANCALAGON IL NERO, PADRE DEGLI URULOKI, MASSIMA CALAMITA’ DELLA TERZA ERA!
    Professionisti come Jackson, Howe e Lee avranno valutato l’aspetto da dare al Drago non in una settimana, come magari pensano i puristi criticoni, ma in mesi, mesi e anni di lavoro e dedizione. E andrà bene al cinema. Sarà semplicemente troppo epico ed emozionante per parlarne lucidamente, lo si potrà fare dopo che si avrà assorbito bene il tutto.

    Che critichino pure, Criticheranno sempre, qualsiasi cosa l’enorme professionalità di Peter Jackson tirerà fuori. Hanno criticato la trilogia dell’Anello, ciò che è incriticabile…fate voi.

    1. Se pensiamo a tutto il lavoro fatto da Tolkien e dai suoi amici nel mondo accademico per portare avanti, con ragione e secondo passione, l’idea che l’epica non fosse di serie A o di serie B, ma che tutta insieme parlasse del medesimo uomo di ogni tempo, colmo di dolore e desiderio umano, ci viene da piangere a vedere come si ritrova ad essere la stragrande maggioranza dei suoi lettori.

      Siamo arrivati in un momento in cui i Critici del Beowulf pre e durante Tolkien potrebbero permettersi di canzonarlo: “Hai visto? I mostri sono buoni solo a bambinerie e passatempi!”.

      In qualche giorno
      1 – l’ottima interpretazione vocale di Cumberbatch (appena accennata ma eloquente) è stata quasi totalmente;
      2 – 25-30 anni di onorate carriere di 2 dei 3 migliori illustratori di Tolkien (Oscar annessi) in assoluto;
      dimenticate, coperta da questo dominio del fanatismo: perché naturalmente è più importante che abbia 4 arti anziché 2, piuttosto che riempia la Sala del Tesoro di terrificante astuzia. Cosa lo farebbe Drago, cosa lo farebbe Smaug? Le zampe, ma certo!

      Cosa ne sanno, dopotutto, i Medievali di Draghi?

      1. Infatti, siccome le due zampe davanti pregiudicano la sua intelligenza e potenza 🙂

        Vedrai che l’esito dell’attacco a Pontelagolungo sarà diverso…stravolgeranno tutto, avendogli rimosso le due zampe anteriori! Il Drago sarà svantaggiato fin da subito!

        Meglio ironizzare, non c’è altra via xD

    1. E’ un nome usato dagli Inglesi per emblemi araldici che s’ispirano ai Draghi bipedi. Non sono l’oggetto rappresentato, ma solo la rappresentazione nell’ambito. Da noi, invece, l’araldica li descrive come draghi.

      Ho usato “Drago” con la maiuscola per intendere il mostro.
      Ho usato “drago” in minuscolo per intendere l’emblema.

    2. Il termine Wyvern (inglese arcaico wyver), che è un adattamento inglese dell’adattamento francese (guivre, vouivre, francese arcaico wivre) del latino vipera, si attesta a partire dal 17mo secolo.
      Wordreference.com riporta:
      “a heraldic beast having a serpent’s tail and a dragon’s head and a body with wings and two legs”
      Classificando la viverna direttamente come bestia araldica, e non come creatura mitologica.

  2. E’ stato interessante l’articolo, però tutto ciò che dimostra è solo che Smaug *potrebbe ANCHE* essere rappresentato come bipede, non che DEBBA esserlo, e meno che mai che sia MEGLIO rappresentarlo così. Dato che, come voi stessi avete dimostrato, non esiste nella tradizione medievale alcuna tassonomia precisa intorno al numero delle zampe che dovrebbe avere un drago, rimango dell’idea che, proprio per questo, secondo me sarebbe stato meglio che gli autori avessero tenuto in considerazione la fisionomia tipica del drago nell’immaginario fantasy moderno, che, sempre secondo me voi snobbate ingiustamente.

    1. Essendo che:
      1) Tolkien non ha niente a che fare con il fenomeno editoriale noto come “fantasy” (diverso dall’uso che Tolkien e la tradizione letteraria inglese facevano di “fantasy”). Ha invece molto a che fare con la tradizione letteraria nordica medievale;
      2) nel “fantasy” non esiste nessun drago o Drago, ma vaghe forme zoo-criptiche di bestiacce più o meno senzienti svuotati della propria area semantica;

      non si può che plaudere alla scelta di sceneggiatori e responsabili artistici di ignorare tutto quanto concerne il “fantasy” editoriale. L’alternativa era di non avere un Drago (e nemmeno un drago, forse), ma un’estemporanea attrazione da parco divertimenti.

      Quanto agli accorgimenti logici, li abbiamo detti noi per primi. Non esisteva nessun motivo aprioristico per preferire una forma ad un’altra. La scelta definitiva ha poi mostrato (diverse settimane dopo l’articolo qui presente) un’intelligenza brillante votata ad un sano realismo: perché Tolkien non è “fantasy”, è un sovrabbondare di realtà e Jackson, anche quando si lascia sfuggire il termine “fantasy” (occhiolino ai guadagni), lo sa bene per nostra fortuna.

      1. Ritieni quindi che questa scelta sia stata dettata da una precisa presa di posizione intellettualistica contro il fantasy commerciale? Secondo me non è molto credibile, è più facile credere che si sia trattato di una mera preferenza estetica. Sia chiaro, a me entrambi i film fin’ora usciti de Lo Hobbit sono piaciuti molto, però insomma, non li definirei propriamente vessilli contro il cinema consumistico.

      2. Poi, sul fatto che la caratterizzazione dei draghi nella maggior parte della letteratura fantasy contemporanea lasci molto a desiderare, ti do pienamente ragione.

      3. No, non c’è bisogno di avere un atteggiamento intellettual-“istico” avverso, basta non porsi il problema. La scelta estetica (sicuramente vero) dipende da un principio di realismo e dall’interpretazione corporea di Cumberbatch, come Letteri ha dichiarato. Se ci segui su FB, offriamo anche un servizio di rassegna stampa di valore su film e libri, nel quale abbiamo dato risonanza alle dichiarazioni di Letteri.
        Jackson poi si presta al consumo di massa, ma non è certo il cuore del suo operato da cineasta.

        Sul Fantasy : commerciale o meno, io mi riferisco proprio a tutta quell’editoria posteriore a Lewis, Tolkien, Ende che è stata scritta pretendendo di costituire un genere a sé stante e di ereditare il patrimonio letterario di questi ed altri autori. Editoria e non letteratura, che ha svilito il fantastico, strappandolo sia al mito che alla fiaba. Io qui non ne discuto, preferibilmente, perché laddove ci siano dei pregi stilistici anche notevoli, ancora non mi è accaduto di trovare un testo che valesse la pena di essere accostato alla Letteratura. Nell’ambito di quest’articolo, non abbiamo potuto fare a meno di accorgerci che il tumulto sollevato discende da una logica che non ha nulla a che fare con un’attenta lettura di Tolkien, tipica invece del dogmatismo “fantasy”.

  3. Magari mi sbaglio, ma ho l’impressione che alla fine tutta la discussione ruoti attorno alla considerazione che si ha del genere fantasy, e dal disprezzo o dall’apprezzamento di quest’ultimo dipende interamente tutta la questione del numero delle zampe che preferibilmente dovrebbe avere Smaug. Da parte vostra mi pare ci sia un totale rifiuto del genere, e quindi considerate meritevole il fatto di averlo del tutto ignorato, io che invece apprezzo questo genere considero la scelta non dico sbagliata a priori, ma quanto meno discutibile. Con tutto ciò, non sono cieca e sono perfettamente consapevole del gran numero di spazzatura prodotta sotto l’etichetta di fantasy, ma d’altro canto lo considero comunque un genere dal grande potenziale. Rifiutare il fantasy solo perché Terry Brooks è uno scrittore terribile sarebbe come considerare scadenti tutti i romanzi gotici perché si è letta una storiella insulsa su dei vampiri adolescenti o pensare che un romanzo storico-sentimentale sia da disprezzare a prescindere perché si è letto un libro di Philippa Gregory.
    Comunque non ho un profilo FB e non conosco ciò che fate, perdonate la mia ignoranza, sono capitata su questo blog per caso ed oggi per la prima volta. Torno a ripetere, ad ogni modo, che ho trovato la vostra breve spiegazione intorno alla questione della viverna estremamente interessante, a prescindere dalla nostra diversa opinione, anzi vi chiederei, se non è un disturbo, che testi consigliereste a una non-filologa/storica per approfondire meglio l’argomento delle creature leggendarie nella letteratura e nell’iconografia attraverso i secoli.

  4. Chiedo venia, ma la Viverna “è” un drago a tutti gli effetti. Considerando che Drago è la famiglia di appartenenza sarebbe un po come impuntarsi sul definire un felino gatto (sono corrette entrambe ma gatto non può essere scorretto). Non so se ci sono riferimenti letterari ma sicuramente ne abbiamo a migliaia, “dove?!” semplicemente nella mitologia africana (definito draco africanus) e nelle rappresentazioni medioevali/rinascimentali, un opera a caso http://it.wikipedia.org/wiki/San_Giorgio_e_il_drago_(Paolo_Uccello).

    1. Se non si prende la briga di leggere l’articolo, è inutile che lo commenti. E’ veramente un atteggiamento scortese il suo. Visto che il commento ignora deliberatamente l’articolo, lo cancelleremo dopo averle dato qualche ora per leggere la risposta.

  5. Scrivo il mio commento molto in ritardo, spero qualcuno lo legga.
    Allora, premesso che Desolation of Smaug NON mi è piaciuto, ma Smaug è, assieme alla superba performance di Lee Pace, una delle poche cose che si salvano in un film altrimenti, per me, vuoto e “desolato”. Mi pareva, da un’affermazione di Joe Letteri, che avessero tolto le zampe anteriori di Smaug dopo l’interpretazione di Cumberbatch, per il principio di economia, dal momento che non sarebbero servite granché al Nostro Drago.
    Che dire di questa scelta? Beh, io la approvo totalmente.Non avrei gradito un Drago che avanza a quattro zampe come un tozzo coccodrillo. Nell’antichità, i Draghi erano associati ai serpenti e ai vermi, a creature che strisciano col ventre a ridosso al terreno (“drakon”, in greco, sta sia per drago che per serpente, e così “draco” in latino). Smaug nel libro striscia sul ventre, lui che potrebbe volare. e Glaurung, benché Tolkien ce lo descriva come munito di quattro zampe, adotta lo stesso principio. Nel corso del Silmarillion viene chiamato ripetutamente “il Verme di Angband”, e quando si apposta ai guadi del Teiglin, lo fa come un serpente che sta per colpire. Guardate Smaug nel film, mentre si muove attraverso il mucchio d’oro: lo fa come un serpente che striscia fuori dalla sua tana.
    PS: solo una cosa: non dite che chi critica il film lo fa per “disonestà intellettuale”, mentre quelli che accettano tutte le scelte di Peter Jackson sono dotati di grande apertura mentale … Non siete gli unici ad avere esperienza in ambito tolkieniano…

  6. Che poi vorrei capire perché deve per forza saltare fuori ora… In Harry Potter i draghi erano proprio così: 4 zampe di cui quelle anteriori fuse alle ali. Qualcuno si è messo a sbraitare che erano viverne? No. Nel Regno del Fuoco erano uguali, con le zampe anteriori fuse ali. Anche lì si sono sentite lamentele? No. In Skyrim, uno dei giochi più popolari dell’era moderna, e con dei draghi assolutamente fantastici, destinati a rimanere impressi nell’immaginario dei draghi moderni, anche lì i draghi erano così, con 4 zampe di cui quelle anteriori connesse alle ali. E nessuno si è lamentato. Ma ora che hanno rappresentato Smaug così tutti devono farne un dramma? A me sembra che criticare i film de Lo Hobbit sia diventata una triste moda e tutti debbano per forza cercare o meglio creare il pelo nell’uovo. Io ho trovato la Desolazione di Smaug un autentico capolavoro e Smaug è di gran lunga il miglior drago che si sia mai visto in un live action, la massima espressione della maestosità e potenza dei draghi, in questo ha superato perfino Draco di Dragonheart, che era il mio preferito prima di Smaug.

      1. Se non leggi questo articolo allora non commentare. Tu e questi “amanti del fantasy” dovreste farvi una vera cultura prima di uscirvene con simili affermazioni. Se foste veramente amanti del fantasy avreste saputo le cose dette da questo articolo e avreste saputo quanto tale dichiarazione sia ridicola. Poi dove eravate tu e questi “molti amanti del fantasy”? perché quando è uscito harry potter non si è sentito nessuno lamentarsi di come erano fatti i draghi, idem per skyrim, idem per il regno del fuoco, idem per il trono di spade e potrei andare avanti ancora per molto. Ripeto: non commentare se poi ignori l’articolo e continui ad insistere su un idea che non ha fondamento. Le viverne non esistono, non come specie a se stante. Un drago è un drago indipendentemente dal numero delle zampe.

  7. Quanto lotto con quelli che dicono “no, due zampe è una viverna!”.
    Senza considerare che, essendo il drago creatura immaginaria, se io autore lo immagino SENZA zampe è pur sempre un drago…

    1. No è una fottuta viverna. Se mi immagino che abbia gambette da pollo e muso da pesce non è più un drago. L’articolo è inconcludente e pseudo intellettuale in realtà quattro arti viverna sei arti drago occidentale. Visto che non ci sono classificazioni scientifiche questo è quello che dice il fantasy classico se non vi piace cambiate genere

      1. Dimmi, di grazia, quale sarebbe il “fantasy classico”?
        Dungeons & Dragons?
        L’unica forma di fantasy che può essere considerata “classica” è la mitologia.

        Andiamo a vedere il drago di Caulonia (mosaico greco): http://goo.gl/c3odHr
        Come puoi notare, il drago è serpentiforme, ed ha solo due zampe.

        Prendiamo poi il Liber Floridus (uno dei più antichi bestiari codificati, compilato tra il 12mo e 13mo secolo); l’illustrazione del drago (dall’edizione del 1460) ci mostra un drago con due zampe, e con le ali piumate: http://goo.gl/g3T1al

        Prendiamo poi Paolo Uccello, ed il suo fantastico Ser Giorgio e il drago: http://goo.gl/c3byoh
        Anche qui abbiamo un drago serpentiforme, con due zampe e le ali.

        Ora, secondo il tuo parere, questi artisti hanno sbagliato tutti, perché si sa, il drago ha quattro zampe e le ali, lo dice D&D…

      2. Se non leggi questo articolo allora non commentare. Tu e questi “amanti del fantasy” dovreste farvi una vera cultura prima di uscirvene con simili affermazioni. Se foste veramente amanti del fantasy avreste saputo le cose dette da questo articolo e avreste saputo quanto tale dichiarazione sia ridicola. Poi dove eravate tu e questi “molti amanti del fantasy”? perché quando è uscito harry potter non si è sentito nessuno lamentarsi di come erano fatti i draghi, idem per skyrim, idem per il regno del fuoco, idem per il trono di spade e potrei andare avanti ancora per molto. Ripeto: non commentare se poi ignori l’articolo e continui ad insistere su un idea che non ha fondamento. Le viverne non esistono, non come specie a se stante. Un drago è un drago indipendentemente dal numero delle zampe.

  8. In realtà l’unica ragione per cui ci si potrebbe lamentare del fatto (per me assolutamente poco interessante) che Smaug abbia 2 zampe anziché 4 è che Tolkien nei suoi disegni ne Lo Hobbit lo ha fatto chiaramente quadrupede (+ le ali). Il resto sono critiche senza fondamento.

    1. Però nei testi del libro Tolkien dice anche che Smaug non aveva arti e strisciava come un serpente, tant’è che viene spesso chiamato “verme”. Quindi comunque i disegni di Tolkien contrastavano comunque con la descrizione. Fatto sta che, come si è detto, è inutile farsi problemi perché tanto che abbia due zampe più le ali o quattro zampe più le ali è irrilevante.

      1. In realtà “worm” non significa esclusivamente verme, bensì creatura stisciante e ripugnante. Cosa del resto affine al “gran vermo” di Dante e Ariosto. Quindi non solo lombrichi, ma pure serpenti. Del resto “δράκον” in greco altro non vuol dire.
        “Beneath him, under all his limbs and his huge coiled tail”. A meno che limb non abbia cambiato significato, qualche arto ce l’ha. ” Smaug stirred a wing, opened a claw”: ha pure gli artigli. Confermato da “My armour is like tenfold shields, my teeth are swords, my claws spears, the shock of my tail a thunderbolt, my wings a hurricane, and my breath death!”
        Quindi, la critica basata sul celeberrimo disegno di Tolkien è giustificata. Quella su D&D, ovviamente, no.

  9. Ma ora che tutti questi pseudointellettuali hanno visto quella porcata che è la trilogia dello Hobbit che hanno da dire? Che nella tradizione medievale è pieno di storie di uomini che costruiscono gigantesche balestre improvvisate che neanche McGyver+Art Attack, usando anche il figlio piccolo come supporto?
    Lamentarsi della definizione di Viverna e Drago non ha senso. è come lamentarsi della zoologia che sta classificando sempre più. Viva la parola “dinosauri” e non cerchiamo altre sottoclassificazioni.
    Il fantasy si è evoluto e naturalmente ha sviluppato un lessico più specifico.
    Ora abbiamo uno Smaug bipede ma chissenefrega, è uno Smaug triste e commerciale che muore come un idiota a Pontelagolungo, che non ha la sua “corazza” d’oro sul ventre, non ha nulla. Ogni tanto dice qualche bella frase che Tolkien gli fece dire, fine. Peter Jackson non è riuscito ad aggiungere nulla al personaggio, anzi gli ha tolto tutto, nonostante grazie a questa scelta stilistica sicuramente studiata e ponderata (ma lol davvero credete a queste cose?) di renderlo bipede per criticare il fantasy commerciale moderno.

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