La Cerca, l’Epopea : il Canone e l’invenzione


L’invenzione costituisce il principale punto di critica avversa alle sceneggiature di Jackson-Walsh-Boyens. Per lo più aprioristica, rispetto a quella quasi dottrinale (salvo poi confrontarsi con il peggior nemico della dottrina, l’assurdo), ne esiste anche una parte nettamente più ragionata e fine, operata anche in buona conformità con gli scritti di Tolkien. Gli scritti, difatti, perché come spiegato nel capitolo precedente la storia raccontata ne Lo Hobbit non è più soltanto quel racconto scritto per corteggiare i bambini in base alla loro età, ma riceve la sua propria dimensione da Il Signore degli Anelli fino all’altezza delle aspirazioni più intime di tutti i lettori.

L’incidenza del nuovo sguardo non è un fattore puramente esegetico, ha operato sulla narrazione vera e propria, modificandola e soprattutto arricchendola di elementi ed avvenimenti impensabili al solo Lo Hobbit. Quando si dice che una scelta di Jackson è un’invenzione, bisogna innanzitutto sapere rispetto a cosa starebbe inventando, saper definire la materia prima della narrazione. Il regista ha sempre denominato il materiale aggiuntivo come Le Appendici (al Ritorno del Re), fondamentalmente per problemi di sintesi (e probabilmente di diritti letterari); chi ha dimestichezza dal legendarium di Tolkien ha saputo scorgere ben altri accorpamenti fin da prima di Un Viaggio Inaspettato.

La Storia raccontata ne Lo Hobbit

Il sig. Baggins è finito in qualcosa di veramente spropositato, ben più di quanto gli stessi capitoli conclusivi de Lo Hobbit facciano credere. Innanzitutto c’è un Drago che lo aspetta all’ultima tappa del viaggio, certo, ma se avesse saputo del resto fin dal giorno in cui i Nani gli sono ruzzolati in casa, non si sarebbe mosso nemmeno sotto torchio. Nessuno stupore che Gandalf quindi non gli abbia raccontato tutto: tra sanguinose battaglie con gli Orchi delle Montagne e Anelli del Potere svaniti del nulla con i loro portatori, un occhio poco attento avrebbe difficoltà a distinguere una maledizione da una strategia persecutrice nel travaglio del popolo di Thorin. E poi c’è quella faccenda del Negromante e di Gandalf che non si fa vedere per mesi per poi riapparire all’improvviso.
Leggendo Il Signore degli Anelli ciò che Lo Hobbit tace appare ben più grande di ciò che esplicitamente menziona. Quello che racconta è ben più di quanto scritto. Da questo momento in avanti, allora, ci si riferirà alla storia raccontata ne Lo Hobbit non più attraverso il titolo del libro, ma come la prima parte della Storia dell’Anello, ovvero il primo testo (e quanto gli concerne di posteriore) del Libro Rosso dei Confini Occidentali di B.&F. Baggins, ultimato da S.Gamgee: la prima parte fu compilata proprio ad Imladris (Gran Burrone) da Bilbo, per cui non è affatto improbabile che la versione definitiva di Andata e Ritorno potesse raccontare tutta la Storia, dopo il Consiglio di Elrond.

Raccogliendo le fonti che trattano la materia, dagli scritti di Tolkien, è utile distinguere in due trame, intersecatesi e interdipendenti.

1) La Cerca di Erebor

Trama primaria (incentrata su Bilbo ne Lo Hobbit) più propriamente racconta del viaggio di Thorin Scudodiquercia, eroe di Azanubilzar, il quale dopo aver incontrato Gandalf il Grigio decide di tentare la riconquista della patria e del tesoro, persi per l’assalto dell’ultimo dei Grandi Draghi, Smaug il Dorato. E’ parte de La Storia del Popolo di Durin, i cui antecedenti ed effetti costituiscono la premessa necessaria a comprendere la Cerca in tutta la sua portata nel quadro delle storie della Terra-di-Mezzo. Entrambi i titoli si devono a Tolkien.

Le fonti dalle opere (oltre a Lo Hobbit).

  • La Cerca di Erebor [The Quest of Erebor]
    è un resoconto di Frodo. Gandalf risponde alle domande di Gimli e degli Hobbit a Minas Tirith, dopo il matrimonio di Aragorn, circa come sia cominciata la storia di Bilbo e Thorin. Esiste in almeno 3 versioni differenti dagli scritti originali, non in continuità. In Italiano è reperibile in:
    – Appendice A.5 a Il Ritorno del Re, La Storia del Popolo di Durin, come sintesi narrativa della storia tutta dei Nani, compresi soprattutto antecedenti ed effetti.
    Racconti Incompiuti 3.3 [Unfinished Tales of Nùmenor and Middle-Earth]in forma comparativo-analitica e non sempre completa degli scritti.
    – Appendice a Lo Hobbit Annotato da Douglas A. Anderson, nella sua edizione rivista ed allargata (2002 in avanti per UK/USA, 2004 in Italia) presenta la Cerca nella sua versione più lunga.

Ad esse si possono aggiungere altre informazioni dalla HoME di carattere descrittivo nella fattura in divenire delle AppendiciPeoples of Middle-Earth, vol.XII, cap.9-10The Making of Appendix A Of Dwarves and Man.
Per entrambe le trame, anche il cap.8 del medesimo volume “The Tale of the Years of Third Age” è di notevole interesse. La seconda trama, come nominata dall’autore del presente, è:

2) L’Epopea del Grigio

Seconda ma tutt’altro che secondaria, qui sarà indicata come comprimaria. Più longeva nel tempo, più distese nello spazio, la sua ambientazione e la sua evoluzione comprendono la narrazione della Cerca. Nell’apprendere dell’Epopea si dispiega tutta la Storia dell’Anello ed è soprattutto tramite la coscienza che Gandalf ha operato infaticabilmente per lunghi secoli, che si può capire come sia stata possibile la vittoria su Sauron. La Cerca in parte faceva parte dei suoi piani, ma dovuta ad “un incontro casualecome diciamo noi nella Terra-di-Mezzo“, senza pensare nemmeno per un secondo ad un “caso” aleatorio. Nei capitoli a seguire ci sarà modo di approfondire i come ed i perché, per intanto basti definire la parte dell’Epopea interessata come La Cacciata del Negromante.

Le fonti (quelle in comune con (1) non sono ripetute):

– La Compagnia dell’Anello, Il Consiglio di Elrond, cap.2 del libro secondo. Qui Gandalf racconta del ritrovamento di Thrain e di cosa avvenne per opera del Bianco Consiglio nell’anno della Cerca.
– Appendice B Il Ritorno del Re, Il Calcolo degli Anni, la Terza Era. Qui si legge lo sviluppo cronologico della storia di Gandalf in rapporto alla minaccia di Dol Guldur.
– Il Silmarillion, La Storia degli Anelli del Potere e la Terza Età, nel quale capitolo è possibile leggere una forma sintetica dell’Epopea di Mithrandir ed intera.
– Racconti Incompiuti 4.2, Gli Istari : diversi stralci ed un quadro della storia di Gandalf, con abbozzi circa l’origine e dettagliata analisi dei rapporti con Saruman.

L’elenco delle fonti di cui sopra da solo dimostra il limite di Lo Hobbit nella pretesa di essere pienamente descrittivo della storia di Tolkien di quel momento del suo “tempo immaginario“. E’ una pretesa che al libro in quanto tale non appartiene affatto e che da Tolkien è espressamente negata: appartiene a chi vorrebbe che una sceneggiatura cinematografica sui fatti intorno al viaggio di Bilbo fosse sostenuta esclusivamente da ciò che è raccontato “da” Lo Hobbit. Se Le Due Torri segue tutti i membri della Compagnia dell’Anello anche dopo la frattura in direzioni e tragitti diversi – e posto quanto è nel capitolo d’apertura, che cioè la prospettiva su Lo Hobbit debba discendere da Il Signore degli Anelli – per un atto d’adesione nella forma, di prospettiva sposata, non è forse più indicato seguire tutti gli accadimenti dei protagonisti, o il più possibile di questi avvenimenti?

Ricordando che la seconda parte de Lo Hobbit ha già in sé il germe de Il Signore degli Anelli, l’assalto alla Città-del-Lago è raccontato distogliendosi da ciò che avviene direttamente a Bilbo, introducendo un personaggio ex-novo, Bard. Ovviamente, Lo Hobbit non avrebbe potuto perdersi la morte del Drago. I punti significativi sono (1) che sia la prima occasione in cui la narrazione non procede di pari passo a Bilbo o Thorin, (2) che Tolkien abbia deciso di far morire Smaug per mano di questo personaggio intromesso “dal nulla”. Tolkien attua una netta separazione dal resto della storia: la compagnia di Thorin abbandona totalmente i climi giocosi della Città-del-Lago, il Drago stende un’ombra di paura su di loro per poi dirigersi tremendo per la rovina degli Uomini del Lago. Ma ecco, un eroe d’antica reminescenza riscattare i dolori della Valle e abbattere il Verme. Sembra di leggere un’altra storia, raccontata in tutt’altra maniera: non viene “dal nulla”, ma viene da storie totalmente estranee a com’era stato Lo Hobbit fino a poche pagine prima. Se una certa disarmonia non si avverte nella lettura, è solo per il valore indiscusso dell’episodio per come di per sé raccontato.
Seguire questo tipo di narrazione è evidentemente più vicino al tipo di racconto che Tolkien avrebbe poi voluto per il suo Lo Hobbit , è un candidato migliore a realizzare l’unità della Storia dell’Anello. E’ cioè, in potenza, più in adesione allo sguardo di Tolkien.

In verità, perfino queste fonti elencate non sono esaustive della narrazione della Cerca e della Cacciata. Sono basilari e consentono un pieno sviluppo delle linee narrative, ma sul piano descrittivo dell’immaginario e delle storie dei personaggi primari e secondari, dei luoghi, dei popoli, etc., si aggiungono diverse altre pagine dalle stesse ed altre opere di Tolkien.
Farne una rassegna in questa sede appesantirebbe un discorso già insidiato nella sua fluidità; l’adesione ad aspetti e momenti specifici del legendarium verrà valutata negli Esami a venire, scena per scena, corredati dalle opportune fonti del corpus.

Infine, anche queste fonti non possono essere considerate in senso assoluto latrici della vera storia, di come siano andati per davvero i fatti di quel fatidico anno. L’assoluta unicità di Tolkien come mitopoieta in costante riscrittura delle sue storie ha generato un interrogativo che, nell’ambito degli studi, è insieme il più dibattuto, il meno risolvibile e forse uno dei più cardinali. E’ il problema del Canone.

CONTINUA  A  PG.2  >>

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