Le Lingue di Tolkien ne Lo Hobbit di Jackson – Presentazione


Lo avrete sentito, oramai siamo pronti a pubblicare i dialoghi di Un Viaggio Inaspettato. Quando saranno online, potrete vederli nel collegamento al testo qui sotto, già attivo.

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Le Lingue di Tolkien ne Lo Hobbit di Jackson
(mancano Colonna Sonara e incisioni)

Per l’intanto, apriamo con la bellissima presentazione che Gianluca Comastri ha preparato, per lui un’occasione di riprendere un lavoro cui si era dedicato 8-10 anni fa. E’ con particolare piacere che ricordiamo il suo volume di prossima uscita Le Lingue degli Elfi della Terra-di-Mezzo, il primo testo specifico sulla glossopoiesi di Tolkien originale italiano. Inoltre sarà a Modena l’8 gennaio per questo ciclo di conferenze, dove è possibile che si parli anche dei dialoghi nei/l film.

Gianluca
in occasione del seminario
“Le lingue e i canti degli Elfi”
di questa primavera

Lo Hobbit e i dialoghi in lingue

La sfida linguistica che prese il via una decina di anni fa, in occasione della prima trilogia di Peter Jackson che portava sul grande schermo l’epopea de Il Signore degli Anelli, si rinnova grazie ai tre nuovi film (due già usciti, il terzo atteso per dicembre del prossimo anno) liberamente ispirati alla trama de Lo Hobbit. Nonostante il testo originale sia sprovvisto di contributi nelle lingue di Elfi, Nani ed Orchi, gli sceneggiatori, forse per mantenere un tono paragonabile a quello delle pellicole precedenti, hanno ritenuto di mettere a punto alcune frasi nelle suddette lingue, per caratterizzare in modo più incisivo talune scene. Va da sé che la sfida che si rinnova è, per l’appunto, quella a scovare, interpretare e analizzare il lavoro degli esperti che tali frasi hanno ricostruito.

Rispetto alla volta precedente, però, vi è una sostanziale differenza. Allora ci si limitò a riproporre la versione italiana delle pagine che riportavano dialoghi e relative analisi, versione ottenuta dopo che tali analisi erano state già da tempo completate – come a dire che ci si limitò a tradurre un prodotto finito, dopo che la più stimolante fase dell’interpretazione era ormai conclusa. Oggi, grazie all’opera meticolosa di Gabriele Marconi, entriamo invece nel vivo del processo di riconoscimento e interpretazione delle frasi in lingue, processo che è tuttora in corso: l’edizione ampliata de Un viaggio inaspettato è uscita solo da poche settimane e alcuni dialoghi nelle scene aggiunte sono ancora oggetto di dibattito, per tacere circa La desolazione di Smaug il cui atteso successo al botteghino è ancora da celebrare, tanto ne è recente il debutto.

Ora come allora, la fonte principale di riferimento è data dal nuovo sito della Gwaith-i-Phethdain di Elendilion guidata da Ryszard Derdzinski, storico ispiratore della Società Tolkieniana Polacca e studioso di linguistica ancor da prima. Su TheOneRing.net Ryszard, che nell’ambiente dei cultori delle lingue di Arda è noto come Galadhorn, descriveva così la sua ricerca sui dialoghi di Un Viaggio Inaspettato più o meno in occasione del Natale scorso:

“La via per scovare i testi nelle lingue della Terra di Mezzo fu difficoltosa. Dapprima naturalmente ci fu il meticoloso e vigile ascolto nei cinema. Richard si sobbarcò un lungo viaggio dalla Polonia all’Irlanda per visionare la pellicola 2 settimane prima della premiére polacca. I primi riscontri furono pubblicati grazie all’opera di Miriam “Niranare” Simon del forum tedesco Mellyn Lammath e di Cerebrum del sito web ungherese Parf-en-Ereglas. Venne poi la comunità internazionale dei linguisti Tolkieniani con Helge K. Fauskanger (del noto sito norvegese Ardalambion) e Andrew Higgins (della lista di distribuzione Elfling ) che diede il suo aiuto nel portare a compimento la dettagliata spiegazione delle forme ricostruite da David Salo. “

Gli ultimi interventi pubblicati su Elendilion completano la trattazione dei dialoghi non presenti nell’edizione estesa e aprono alla discussione su quelli de La desolazione di Smaug (la fanno anche tra i commenti di Elendilion). Le fonti contemplano anche una corrispondenza con David Salo, lo studioso che ebbe l’onore e l’onere di accingersi all’impresa di ricostruire forme e frasi per i dialoghi cinematografici, con Cerebrum, corrispondenza che a quanto pare si svolse su tolkien.hu. Il procedimento seguito per l’integrazione dei linguaggi di Salo è descritto in modo più o meno comprensibile nel suo blog Miðgarðsmál:

“La creazione di lingue per integrare il lavoro di uno dei creatori di linguaggi più conosciuti del mondo è un compito arduo. Sarebbe stato troppo scoraggiante se avessi mai concepito l’impresa in questi termini, quando ho iniziato. In realtà, in qualche modo ne sono stato risucchiato gradualmente.”

La delicatissima operazione ebbe inizio lavorando sulle traduzioni note in Quenya e Sindarin per Il Signore degli Anelli, oltre un decennio fa; la dotazione di partenza consistette in un vocabolario di discrete dimensioni per iniziare, in uno schema grammaticale generale e in tanta buona volontà. La direzione da intraprendere, nella sua complessità, era piuttosto chiara: cercare di restare il più vicino possibile a quello che era conosciuto dalle pubblicazioni disponibili, sia pur con la consapevolezza di dover forzatamente improvvisare talune conclusioni per ipotizzare la ricostruzione di termini e voci non compresi nei materiali genuini di Tolkien.

“Per usare una metafora artistica, era come ritoccare un murale da cui alcune scaglie di vernice sono cadute – dalle linee e colori esistenti , di solito non è troppo difficile indovinare che cosa è andato negli interstizi , anche se naturalmente non si può mai esserne sicuri al 100 %.”

La produzione chiese a Salo di elaborare un certo numero di campioni e testi in lingua Nanesca già per Il Signore degli Anelli, non senza qualche esitazione da parte sua. Pur non essendo alla prima esperienza con la ricostruzione di forme Khuzdul – a Salo si deve l’invenzione di alcuni nomi per il Middle-earth Role Playing di diversi anni prima – alla nuova impresa egli si accinse con la consapevolezza che stava, in un certo senso , contribuendo alla creazione di un mondo nuovo, legato sì alla Terra di Mezzo di Tolkien, ma con alcune parti aggiunte per le quali non vi era assolutamente la certezza di stare ricalcando esattamente le stesse orme che avrebbe lasciato il Professore. Sempre Salo ricorda di aver fatto notare

“che la quantità di campioni in Khuzdul scritti potrebbe stare su un paio di pagine (il che è ancora fondamentalmente vero) e che quasi nulla è stato detto circa la sua struttura . Ho detto che tutto ciò che ho scritto sarebbe in gran parte un’invenzione di sana pianta e che non avevo intenzione di farlo passare per il lavoro originale di Tolkien.”

Ottenuto il via libera in ogni caso, lo studioso si gettò a capofitto nell’opera.

Non è certo questa la sede in cui emettere giudizi di merito sull’opportunità o meno di una simile opera. Ci limiteremo a notare che, in ogni caso, si tratta di un’esercitazione di indubbia qualità e che offre numerosi spunti degni del massimo interesse; ed è in quest’ottica che ci accingiamo a presentarla, seguendo da presso il dibattito in corso e riproponendone le conclusioni man mano che vengono rese pubbliche.

 

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