Dialoghi in neo-Sindarin e Quenya in UVI


AGGIORNATO
con l’Analisi della Preghiera di Radagast

L’Elfico è certamente il ceppo linguistico più nutrito dalla creazione di linguaggi di Tolkien, la quale attività l’ha impegnato per tutta la vita ed è spesso (se non sempre) stata preponderante rispetto alla creazione delle storie. Nella Terza Era il linguaggio parlato comunemente in tutta la Terra-di-Mezzo era il Grigio-Elfico, ovvero il Sindarin, cui i sapienti di stirpe Noldorin (Elrond, Galadriel) accompagnavano ancora l’uso del Quenya (Alto-Elfico) come lingua di studio e preghiera; e con essi gli Istari.
Tuttavia, anche con il molto materiale disponibile ed in continua scoperta – l’E.L.F. collabora con la Tolkien Estate per pubblicare studi annuali su materiale edito ed inedito della glossopoiesi tolkieniana, studi pubblicati sulle riviste Vinyar TengwarParma Eldalamberon (che talvolta compaiono in acronimo anche nelle nostre analisi) -, esso non è sufficiente, o sufficientemente strutturato, per garantire ogni costruzione possibile in un parlato comune o poetico. Per questo, tra deduzioni e speculazioni di tali studiosi, si tende a dire che l’Elfico presentato è neo-Sindarin/Quenya. Di tutti gli studiosi Salo è forse il più fantasioso, alle volte si permette anche di correggere Tolkien (esplicitamente, vedi A Gateway to Sindarin) in merito ad eventuali errori o ripensamenti dovuti: il risultato del suo lavoro è tuttavia indiscutibilmente importante, nonché quasi ovunque condivisibile o ammissibile e d’altronde per il film rimane, come tipo di lavoro, inevitabile.

Dialoghi Sindarin

1.    Arrivo a Gran Burrone, ovvero Imladris in Grigio-elfico

E’ l’Elfo Lindir a presentarsi a Gandalf e alla Compagnia di Thorin.

Lindir
Lastannem i athrannedh i Vruinen
.

Sott. orig.: “We heard you had crossed into the Valley.”
let.: “We heard that you had crossed the Loudwater.”

Italiano: “Vi abbiamo uditi guadare il Rombirivo.

– lastannem: lasta– (“ascoltare, udire”) + –nn– + –e– + –m , passato, 1a persona plurale esclusiva;
– i: “che”;
– athrannedh: athra– (“attraversare”) + –nn– + –e– + –dh , passato, 2a persona plurale;
– i: “il” ;
– Vruinen: forma lenita per “Bruinen” (il Rombirivo).

Poi, al ritorno di Elrond, i due Saggi si salutano:

Gandalf 
Mellonnen! Mo evínedh?

Sott. orig.: “My friend! Where have you been?”
let.: “My friend! Where have you gone?”

Italiano:Amico mio! Dove sei stato?

– mellonnen: mellon (amico) + –en , 1a persona singolare del pronome possessivo;
– mo: *maw (dove?), vedi il volume di Salo A Gateway to Sindarin [p. 109];
– evínedh: e– + mín– (< *men– “andar(sen)e”) + –e– + –dh , passato, 2a persona plurale.

vlcsnap-2013-12-27-10h31m35s51

Elrond
Farannem ‘lamhoth i udul o charad.
Dagannem rim na Iant Vedui.

Sott. orig.: “We’ve been hunting a pack of Orcs that came up from the SouthWe slew a number near the Last Bridge.”
let.: “We’ve been hunting Orcs that came from the South. We slew a number at the Last Bridge.”

Italiano
Stavamo inseguendo Orchi che venivano da Sud.
Ne abbiamo abbattuti diversi presso l’Ultimo Ponte.

– farannem: fara– (“cacciare”) + –nn– + -e- + –m , passato, 1a persona plurale esclusiva;
– ’lamhoth: forma lenita di glamhoth (gli Orchi, let. “orda chiassosa”);
– i: “che, il quale”;
– udul: u– + tol– (“venire”) , passato, 3a persona singolare riferito ad “orda”; tul è il corrispettivo Quenya.
– o: “da”;
– charad: mutazione occlusiva di harad , “sud”;
– dagannem: dag– (uccidere, ammazzare) + –nn– + –e– + –m , passato, 1a persona plurale esclusiva.
– rim: “un gran numero”;
– na: “a, di presso a, vicino”;
– Iant Vedui: iant “ponte” + medui “l’ultimo”, anche qui lenito.

Infine, guardando Thorin, Elrond gioca con aria di sfida, in realtà pronunciando parole del tutto innocenti, anzi benevolenti, come sottolinea poi Gandalf. Per la precisione, questo dice il Signore di Imladris: [sottotitoli assenti]

Nartho i noer, toltho i viruvor.
Boe i annam vann a nethail vin
.

vlcsnap-2013-12-27-10h33m21s196

let.: “Light the fires, fetch the miruvor.
We must give food to our guests.”

Italiano
Siano accesi i forni, preparato il miruvor.
Dobbiamo rifocillare i nostri ospiti”.

– nartho: imperativo di nartha- “accendere, attizzare”;
– i: ridotto di in , “i” come articolo determinativo plurale;
– noer: plurale di naur  “fuoco”;
– toltho: imperativo di toltha– “preparare, portare”;
– i: “il”;
– viruvor: forma lenita di miruvor (il vino-cordiale degli Elfi, definito “nettare dei Valar”);
– boe: “è necessario, si deve”;
– i: “che”, pronome indefinito;
– annam: anna– (dare) + –m , presente, 1a persona plurale esclusiva;
– *vann: forma lenita di *mann, “cibo”;
– a: ridotto di an , “per, a”;
– nethail: plurale di nathal, “ospiti”;
– vin: forma lenita di mín , “nostri”.

2.    Il dialogo che segue è ancora tutto da scoprire.

Circa i Nani e la loro permanenza.
Dall’edizione estesa, il dialogo tra Lindir e Elrond sui Nani non sembra di facile comprensione. Per certo Lindir manifesta preoccupazione per lo stato in cui i nuovi ospiti lasciano gli spazi loro concessi, ma il sottotitolo sembra non combaciare a sufficienza con alcune parole esplicite nelle battute. Si riportano i morfemi tradotti senza pretesa d’ordine dalla Gwaith-i-Perdain.

Lindir
Saim e-mbar a chabed athar glaind ne hi pen in miruvor. Manan in gardh na men i darthathar har?

Sottotitolo originale
“The kitchen is under enormous strain, we are almost out of wine. How long do you think they will be with us?”
let.: “Chambers of the house ? beyond limits; for now [they are] without the wines. How ? with us they will stay ?”

Elrond
¿ Mendar uvornor ?

Sott. orig.: “That has yet to be decided.

vlcsnap-2013-12-27-10h36m44s99

3.    Prima e dopo il Consiglio, l’amicizia di Gandalf e Galadriel

La prima frase di Galadriel non è stata tradotta altrove. O meglio, su Elendilion la discussione in merito si è arenata: Fauskanger suggerisce che la trascrizione esatta di ciò che dice Galadriel sia “gwenwin în uludui”, che dalla versione cinematografica sembra corretta, ma non riesce a rintracciare una radice sensata di uludui. Cerebrum suggerisce che la parola enigmatica sia únodui, ovvero “anni innumerevoli”. Il sottotitolo dice “It has been a long time”, che dunque sarebbe in accordo con la versione proposta da Cerebrum.
Questa seconda trova esatto riscontro nell’edizione estesa. Dunque cos’è successo? Probabilmente Peter Jackson, nel suo maniacale accumulo di ciak per aver un montato perfezionato all’estremo, deve aver voluto girare talmente tante volte le scene intorno al Bianco Consiglio che alla povera Cate Blanchett ad un certo momento dev’essere uscito un ulu- anziché un uno-. Nel montaggio per la cinematografica dev’essere stata scelta proprio la registrazione galeotta senza che nessuno se ne accorgesse se non dopo le proiezioni. Ecco allora che Salo (o chi per lui) ha fatto notare il problema e che nell’estesa è finita la scena con l’audio corretto oppure è stata ridoppiata.

Galadriel
Gwenwin în únodui.

vlcsnap-2013-12-27-10h38m30s114

Sott. orig.: “It has been a long time.

Italiano: Incalcolabili anni sono trascorsi“.

[L’analisi si deve a Gianluca]
– gwenwin: forma plurale di gwanwen (part. pass. di gwanna– “dipartire, morire”)
;
– în: anno(i)
;
– únodui: incalcolabile, lett. “innumerevole”; prefisso privativo ú– + *nod– part. pass. di *nedia– “contare” [VT/46:6] + –ui usualmente prefisso “sempre” che, in questo caso, sarebbe posposto come suffisso ; cf. PE/17:144.

Gandalf
Nae nin gwistant infanneth,
mal ú-eichia i Chíril Lorien.

Sottotitoli originali:
“Age may have changed me, but not so the Lady of Lorien.”
letterale: “Alas, age has changed me,
but (it) does not change the Lady of Lorien.”

Italiano:
Ahimé, lunghi anni hanno cambiato me,
ma è immutata la Dama di Lorien.

– nae: “ahimé, me lasso”;
– nin: “me”;
*gwistant: *gwista- (“mutare, cambiare”, vedi il Quenya vista-) + –nt , presente 3a personale singolare;
*infanneth: infant (> iphant) (“età, era, secoli, lunghi anni, let. “copiosi-anni”) + –eth , come in [cf.] prestanneth, Ivanneth ;
*mal: “ma” , vedi il Quenya mal ;
*ú-eichia: ú– (“non”) + *eichia– (“cambiare”, intransitivo(?), vedi forse il Quenya ahya-), presente 3a personale singolare; se è intransitivo, il soggetto diventa Galadriel, come nota anche Fauskanger.
– i: “la”, articolo determinativo singolare;
– Chíril Lorien: forma lenita (non occlusiva?) di Híril Lorien, “Dama di Lorien”.

Nell’ultima scena tra Gandalf e Galadriel si mostra, come dai testi, il tenore della loro amicizia, instauratasi fin dall’arrivo del Grigio nella Terra-di-Mezzo. A fronte della fatiche che lo attendono, la sola Galadriel sembra comprendere il peso che lo prova e lo rinfranca, assicurandogli tutto il proprio sostegno.

Galadriel
Ae boe i le eliathon, im tulithon.

vlcsnap-2013-12-27-10h42m53s176

Sott.orig.: “If you should ever need my help, I will come.”
let.: “If it will be necessary to help you, I will come.”

Italiano:Se avrai bisogno di aiuto, io verrò”.

– *ae: “se” , cf. Quenya ai ;
– boe: “è necessario, si deve”;
– i: “che”, pronome indefinito;
– le: “ti, a te, tu”, accusativo, la costruzione che chiede una proposizione oggettiva;
– eliathon: elia– (“aiutare, sorreggere” ma anche “benedire l’operato di”, vedi il Quenya alya-) + –tho– (< –tha-) + –n , futuro, 1a persona singolare;
– im: “io (me stesso,-a)”;
– tulithon: tol– (tul-?) (“venire, accorrere”) + -i– + –tho– (< –tha-) + -n , futuro, 1a persona singolare.

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La preghiera di Radagast in Quenya

Ad un orecchio poco attento può sembrare un incantesimo, ma in realtà l’Istar , nell’atto di prendersi cura dell’ammorbato porcospino Sebastian, non attua nessun tipo di stregoneria. Bensì pronuncia un’invocazione, una vera e propria preghiera nel nome della Valië Yavanna: Jackson&Salo offrono qui l’autentica concezione di chi siano gli Istari e del senso della loro missione. Notazione per puristi: l’unico particolare che denota una mancanza di cura del contesto è il nome (di origine greca classica) dato al porcospino…
L’invocazione è stata intuita quasi per intero dalla Gwaith già ai primi ascolti, ma la prima riga (esplicativa), è stata resa nota con la già citata The Hobbit: An Unexpected Journey Chronicles. Creatures and Characters [p.124]. Per intero, il Bruno recita così:

Cementari celvameldë,
sí a hlarë ómaquettar.
Lerya laman naiquentallo,
na coilerya envinyanta!

Let.: “Cementari animal-friend,
now listen voice-words.
Release [the] animal from sharp pain,
be its life renewed!”

Italiano
Cementari amica-degli-esseri-viventi,
adesso ascolta le mie invocazioni.
Libera la bestiola dall’acuto dolore,
sia la sua vita rinnovata.

Analisi parola per parola

– Cementari celvameldë
“Cementari amica degli esseri viventi”

    • l’epiteto della Valië Yavanna, nella grafìa delle fonti genuine tolkieniane, è Kementári, alla lettera “Regina della Terra” (ove “terra” è da intendersi come il suolo abitabile, non dissimilmente da ambar “ecumene”). Kemen– in una fase iniziale era la forma genitiva di kén, kem– “terra”, ma Tolkien più tardi mutò la desinenza genitiva Quenya ending da –(e)n a –o. Decise però di mantenere il nome Kementári, di conseguenza kemen divenne la forma nominativa. In alcune fonti la si trova scritta cemen, dalla medesima pronunzia. –tári “regina”, etimologicamente “colei che sta in alto”, in uso specialmente per l’epiteto di Varda Elentári “Regina delle stelle”.
    • celvameldë “amica degli animati” composto da #celva- (non attestato al singolare: nel Silmarillion si ha kelvar “animali, esseri viventi semoventi”) e da #meldë , “amica”, specifico di genere femminile, cfr. meldo (VT45:34 riporta una voce depennata in Etymologies ma si ha il pl. #meldor in Eldameldor “amici degli Elfi”).

– sí a hlarë ómaquettar
“ascolta ora le mie invocazioni” 

    • avv. “ora” (in varie fonti, riprese anche da PE e VT). Prima di parole che iniziano in vocali compare nella forma sin(SI, LR:47) o sín(SD:247, 310) ma nella sua versione in Quenya dell’Ave Maria di Tolkien si ha sí ar “adesso e”, VT43:28). Anche nella forma breve si (forse un’annotazione incompleta, VT43:26, 34): in Fíriel’s Song  è tradotto “qui”.
    • a (anche á) particella imperativa con “riferimento a un tempo immediato” a fronte del verbo (od “occasionalmente dopo di esso, talvolta prima e dopo per enfasi”). Cfr. a laita te, laita te! “[o] benediteli, benediteli!”, á vala Manwë! letteralmente *”o imperi Manwë!”, anche á carë *“fai[!]”.
    • ómatehtar “segni vocalici”, usati cioé per le vocali (di norma semplicemente tehtar, termine che però a stretto rigore comprenderebbe ogni sorta di segni diacritici, non solo quelli vocalici). óma- “voce” (ma anche “eco, risonanza delle corde vocali”), anche nei composti ómataina “estensione vocalica”, l’aggunta alla base di una vocale finale identica alla vocale della radice (WJ:371, 417; anche ómataima, VT42:24, 25). quettar (WJ:391) plurale di quetta, “parola” (SA:quen-/quet-, GL:28).
    • hlarë aoristo di hlar– “udire, ascoltare””, futuro hlaruva “udrà” nel poema Markirya: perciò a hlarë = imperativo “ascolta”. 

– Lerya laman naiquentallo
“libera la bestiola dall’acuto dolore” 

    • lerya- verbo “rilasciare, liberare, lasciar andare”; forma negata avalerya– “legare, fissare, restringere, privare della libertà” (VT41:5, 6), qui come aoristo privo di desinenza.
    • laman (lamn– o semplicemente laman-, pl. lamni o lamani) sostantivo “animale” (solitamente detto di bestie quadrupedi, mai a indicare rettili e uccelli; cfr. #celva sopra) (WJ:416).
    • naiquentallo “dall’acuto dolore”: naiquë(“q”) è in realtà (VT45:37) una forma arcaica che poi Tolkien emendò in naicë(“k”) lasciando inalterato il significato “acuto dolore” (NÁYAK)(VT45):37, a cui si aggiungono due desinenze: –llo “suffisso avverbiale ablativo” (PE17:72) nell’accezione “da” o “fuori da”, come in sindanóriello “fuori dalla grigia terra”, Rómello “dall’Est” (Nam) e una misteriosa –nt(a) che appare del tutto ridondante, dal momento che per esprimere il significato “dall’acuto dolore” sarebbe sufficiente scrivere naiquello o naicello.

– na coilerya envinyanta
“sia la sua vita rinnovata” 

    • na è una forma del verbo “essere” evidentemente imperativa: Tolkien affermò che na airë significasse “sia santificato” (VT43:14).
    • coilerya  “la sua vita”, composto da due vocaboli di cui il primo dovrebbe essere il sostantivo cuilë “vita, essere vivo” (refuso o vocale mutata?) con annessa la desinenza -rya “sua”;
    • envinyata è un neologismo che punta ad un tema verbale non attestato #envinyata– “guarire”, letteralmente “rinnovare”; vedi l’appellativo di Aragorn Envinyatar “Rinnovatore” (LotR3:V ch. 8).

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5 pensieri su “Dialoghi in neo-Sindarin e Quenya in UVI”

  1. fichissimo e strafichissimo! veramente troppo ganzo! a proposito di Sindarin … nessuno di voi a mai sentito parlare di un poemetto in sindarin (con traduzione in inglese, per fortuna) intitolato: “Valinorenna; Celebrian’s Farewell to Elrond (congedo di Celebrian da Elrond)? se lo cerco sul mio computer, quel cretino irrimediabile va in tilt … se ne avete mai sentito parlare, prego c’è qualche volenteroso Ramingo del Nord che può dare qualche suggerimento a questa donzella in difficoltà …

  2. sì appunto. e lui è, naturalmente, un logografo di Ardalambion. peccato però che a digitare Bjorn Fromen sul motore di ricerca compare la SPIRITOSA scritta “forse cercavi … ” seguita dal fondatore di un centro sciistico in Norvegia (non scherzo). non c’è un sito con le sue opere, o qualcosa del genere? se lo definite “un apocrifo” …

  3. Salve,

    circa il dialogo dell’edizione estesa fra Lindir ed Elrond, volevo solo far notare che nel Neo-Sindarin di D.Salo è molto più probabile, rispetto a “Manan in gardh na men i darthathar har”, che la frase sia “Man ann ingadh na men i darthathar hain ?” (con la pronuncia distorta di chi parla Englishindarin… :-)).
    – Man = Che ? (Domanda)
    – Ann = Lungo (cfr. Anann = A lungo)
    – *Man ann = How long ? (Non sarebbe l’unico esempio in cui Salo anglicizza il Sindarin, pensate alla frase “Man os Tauriel ?”, traduzione di “What about Tauriel ?”)
    – Ingadh = Tu (cortese) pensi (Il verbo Inga- si era già visto in LoTR e lo si risente nel secondo film dello Hobbit. “Ingannen i le orch” dice Tauriel)
    – i darthathar hain = che essi (hain, attestato da materiale d’autore) staranno fermi/si fermeranno

    Io la lascio qui come potenziale proposta, credo che molto torni facendo un confronto incrociato con la trilogia di LoTR, con il secondo film e con “A Gateway to Sindarin”, la vecchia grammatica Sindarin di Salo… 🙂

  4. Grazie Mildir

    Su Elendilion stanno discutendo dello scambio dopo averla trascritta molto vicina alla tua proposta. Complimenti!
    Lindir: Taenen bar-en-abed athar glaind, nevui penim miruvor. Manann ingadh namen i-darthathar?
    Elrond: Mennar úno.

Facci sapere cosa ne pensi, ma pensaci bene. ;)

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