La seconda trilogia – la prima prova di consistenza


Il presente articolo non sarebbe stato possibile senza la collaborazione con Dario Crisafulli, a lui si devono tre mappe temporali sui viaggi degli Hobbit di cui due (per quanto ne so io) non esistono altrove. Nella mia immaginazione sono e sono sempre state fondamentali per comprendere l’unità della storia di Bilbo e di quella di Frodo, quindi hanno il pregio di non esaurire la loro utilità nell’articolo e nell’Opuscolo; spero che sopravvivranno e serviranno ad altri e migliori scopi, per questo ringrazio il cartografo.

“Io mi sento tutto magro. Come dire, teso, rendo l’idea? Come del burro spalmato su una fetta di pane troppo grande. Non è una cosa normale”.

Tom Shippey citava così Bilbo, a Modena, per descrivere il primo film della seconda trilogia di Jackson Quando nel gennaio di quest’anno (2013) ho udito da colui che forse è il massimo studioso di Tolkien nel mondo questa frase, ho subito percepito un senso di estraneità ai criteri da lui utilizzati per avanzare dubbi sulla scelta di Jackson: 3 film, per ognuno dei quali 10-15 anni fa Peter Jackson aveva usato una media non dispersiva di 17 capitoli da Il Signore degli Anelli, erano stati invece ora riempiti da non più di 19 capitoli per la trilogia, da Lo Hobbit. Da grande ed onesto intellettuale qual è, non ha mancato di ricordare che per una comparazione corretta non vanno dimenticati gli apporti dalle altre opere alla trilogia prima (Il Signore degli Anelli), né di operare il medesimo discorso sul retroterra di Lo Hobbit, con il quale il primo paragrafo del capitolo precedente di questo testo si accorda sostanzialmente. La lista delle fonti che Shippey e Franco Manni hanno redatto per quella conferenza (magistrale), è estremamente precisa, il relatore è oltremodo esplicativo – come meglio non si potrebbe desiderare – e la quantificazione del materiale scritto (fino al numero di parole) da cui queste fonti sono costituite è pressoché impeccabile, almeno per quanto concerne chi scrive qui.

La conferenza dell’Associazione Romana Studi Tolkieniani in collaborazione con l’Istituto Filosofico di Studi Tomistici è tanto importante che verrà discussa separatamente più avanti , oltre che promossa qui su Meditazioni Tolkieniane.

Il criterio usato per la critica iniziale, nient’affatto di sola impressione ma di rigore logico e di conteggio matematico, è mancante. Il filologo non manca di considerare l’opera de Lo Hobbit nella sua evoluzione temporale o nella concezione dell’autore, ma manca di applicare la considerazione fin dentro la mole della narrazione. Le pagine finiscono per essere un numero primo nel criterio di Shippey, ma il numero delle pagine è dovuto alla natura della storia (tantissime nel genere) e la natura della storia è a sua volta esclusivamente dovuta all’essere figlia di un certo periodo della vita dell’autore e della corrispettiva immaturità. Il numero delle pagine rientra perfettamente nel rammarico espresso dall’autore verso la propria opera, quindi non può essere ritenuto vincolante sulla mole di tempo da dedicare alla vicenda. Sarebbe ingiusto dire che a Shippey manca lo sguardo maturo di Tolkien su Lo Hobbit per cui fissarlo a cardine di un intento riformante, che a Tolkien non riuscì mai e che pure avvertiva necessario. Nondimeno l’uso del criterio “dei capitoli e delle pagine” implica effetti compromettenti non solo nello sguardo estrinseco sulla narrazione della Storia dell’Anello, ma perfino nella sua evoluzione interna.

Spero che, come primo acchito, venga apprezzata la dose di coraggio nel porsi tanto apertamente avversi ad un vero e proprio mostro sacro del commento di Tolkien.

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2 pensieri su “La seconda trilogia – la prima prova di consistenza”

  1. Per me il problema più serio è cosa Jackson ha messo nel film e come. I problemi si notano sopratutto nella Desolazione.
    Ovvero aver scambiato il posto d’azione di Azog e Bolg. Come si vede dal trailer e dai i vlog Azog continua la sua caccia a Thorin anche nel reame di Bosco Atro e Bolg rimane a servire Sauron a Dol Guldur. Invece nel film succede l’inverso.
    Poi aver ridotto all’osso Beorn e Bosco Atro in favore di un inutile triangolo tra Tauriel, Legolas e Kili (http://www.hobbitfilm.it/2014/01/05/evangeline-lilly-accetto-la-parte-di-tauriel-a-una-sola-condizione-niente-triangoli-amorosi/) o un ancora più inutile lotta tra Bolg e Legolas. E aver tagliato del tutto Thrain per uno scontro troppo lungo e a tratti a mo di videogioco tra il drago e i nani.
    Ok potranno esserci le versioni estese, ma la cosa più importanti sono i film che presenti in sala.

    Per questo incolpo Peter Jackson, per le scelte che ha fatto. Non per aver allungato la storia a tre film. Scelta che condivido visto l’enorme quantità di materiale che hanno girato.

    1. Sicuramente molte scene di cui parli saranno aggiunte nelle versioni estese (a mio giudizio la reale e definitiva visione dei film, da cui partire per una critica completa e reale)! Thrain, invece, credo sarà inserito nel prossimo film!
      Un film deve funzionare in maniera diversa da un libro, questo lo si dice ormai da tempo immemore e Jackson lo sa benissimo! In più dobbiamo metterci l’anima in pace e capire che il film non può essere solo rivolto ai fan di Tolkien ma deve avere un più ampio respiro ed affascinare un target di persone molto vario (pur mantenendo doverosamente lo spirito dei libri)!

      Alla luce di quanto detto io credo non si possano criticare le scelte riguardo il “cosa inserire o meno” effettuate da Jackson! Certo si potrebbe obiettare che lo spirito del libro non è rimasto lo stesso nei film (questo è innegabile), ma la critica si trasforma in elogio se consideriamo Tolkien!
      Tolkien ha più volte ricordato come avrebbe voluto cambiare Lo Hobbit per renderlo più attinente alla storia della Terra di Mezzo sviluppata con l’età e la maturazione narrativa, ma non ha mai avuto il cuore di farlo (dopotutto era la fiaba con cui erano cresciuti i suoi figli)!
      Però Jackson (dopo aver fatto conoscere agli occhi del mondo la visione de Il Signore degli Anelli), potendo attingere ad altre fonti quali ad esempio le Appendici, ha avuto l’opportunità e a mio giudizio il dovere di rendere Lo Hobbit un’opera più matura, approfondita e vicina alla prima trilogia!
      Come potevamo apprezzare una favola in cui gli orchetti sono goffi e buffi e in cui bilbo si mette e toglie l’anello senza nessuna influenza dovo aver visto il Signore segli Anelli?? Ma come l’anello così potente da logorare l’anima del povero Frodo e di chi gli sta accanto ora è quì un gingillino utile e fine a se stesso?? Su questo dovrebbero ragionare tutti i detrattore dell’opera filmica di Jackoson-Fran-Bojens…

      Trovo, quindi, giusta la decisione di fare una trilogia (anche alla luce dell’interessante studio fatto da Gabriele Marconi circa la comparazione quantitativa di spazio-tempo tra le due opere, in cui si mette in luce che la differenza di pagine non è dovuta ad una minor sequenza di avvenimenti o portata degli eventi, bensì ad una scelta stilista di un autore che stava appena iniziando la creazione della Terra di Mezzo)!

      Unico grande errore è stato piuttosto la scelta di passare da 2 a 3 film in quel momento…guardando i videoblog pubblicati o i contenuti extra della versione estesa si nota immediatamente come a meno di un giorno dalla premiere di Un Viaggio Inaspettato, il film fosse ancora in lavorazione! Una corsa contro il tempo che in parte si è notata in Un Viaggio Inaspettato, dove l’aggiunta di alcune scene non è stata perfettamente ed armonicamente inserita nell’apparato filmico e dove la resa grafica poteva essere migliore da parte della Weta! Dico questo con assoluta certezza dopo aver visto la Desolazione di Smaug dove l’anno di tempo in più ha concesso un montaggio più sapiente del film e dove si è vista tutta la bravura e la maestosità visiva della Weta (sia riferita alla CGI, sia riferita alla costruzione di maschere, costumi armi e set…)! Sono sicuro che il terzo film mostrerà ancora un altro divario positivo rispetto a questo secondo capitolo, fornendoci una degna, epica e commovente conclusione di trilogia…

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