Raccontare la Terra di Mezzo: completare i tasselli


A Ring of Power, Celebrimbor forgia uno dei Grandi Anelli, Angus McBride
A Ring of Power, Celebrimbor forgia uno dei Grandi Anelli, Angus McBride.

Pierluigi Cuccitto è un giovane scrittore con un romanzo edito da Sigismundus, Lo Specchio è oltreCi spiega perché si può leggere Tolkien anche scrivendo di Tolkien.

L’unicità (fra le tante), a livello letterario, di J.R.R Tolkien è stata la padronanza totale del mondo di cui ha scritto. Date, luoghi, eventi storici, lingue, culture, collegamenti fra le epoche storiche, ecc. Il tutto reso con una perfezione maniacale, degna di un filologo qual era, permeata da una grande mentalità storica nello scrivere di un mondo. Dando a esso uno straordinario senso di realtà.
Eppure, per chi si è addentrato profondamente nelle sue opere, ci sono delle cose che lasciano, per così dire “l’amaro in bocca”. Momenti storici della grande epica che ha costruito che sono sfortunatamente “poveri”, lacunosi e frammentari.. e che aumentano le domande  e le curiosità relative alla Terra di Mezzo.

Naturalmente, non si addebita al Professore una mancanza: perché, nel creare quel vasto e meraviglioso mondo, egli dovette occuparsi soprattutto di alcune parti, essendo centrali nelle sue opere più famose (Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit e Il Silmarillion); e, siccome il tempo umano è necessariamente limitato, dovette dare alle altre parti un tempo molto più ristretto.

Negli ultimi vent’anni, molte persone si sono cimentate nel tentativo di “colmare” quei buchi, dando il via a un vero e proprio genere di scritti, chiamate “Tolkien’s  inspired fiction”: romanzi, racconti e poesie che hanno tentato di raccontare quelle parti della storia della Terra di Mezzo che Tolkien non ha potuto comporre approfonditamente, o che magari ha esplorato solo da un preciso punto di vista.

Un esempio credo abbastanza noto è quello che vede protagonista Alex Lewis, uno scrittore fantasy: con Una radura nell’Ithilien (la scheda e l’introduzione di Franco Manni), ha voluto raccontare come sarebbero andate le cose se, per esempio, Faramir  fosse partito per Gran Burrone alla ricerca del Flagello d’Isildur, e non Boromir. Personalmente, mi sono sempre chiesto che cosa sarebbe accaduto, in quel caso, e apprezzai molto quel romanzo breve, che ho avuto – non solo io – l’opportunità di leggere a puntate sulla rivista Endòre, che si può trovare comodamente online.

Ce ne sono altri di questi testi, soprattutto racconti, di vario volume e qualità. Molti però, tra i tolkieniani, non li apprezzano, ritenendoli pallidi tentativi di imitazione, scritti da chi non ha un briciolo di talento del Professore, privi dello stile della Terra di Mezzo, e pure pieni di arroganza: “non si può”- dicono- prendere un mondo creato da un autore e scriverci sopra. E’ un plagio vero e proprio”.

I non addetti ai lavori, quelli che insomma ritengono gli appassionati tolkieniani una banda di fissati e fanatici, derubricano queste opere a mere testimonianze dell’inarrestabile fenomeno delle fan-fiction,  un qualcosa di scarsa qualità, utile solo a coloro che sono “fissati” con questo genere di cose, e degno di scarsa attenzione. Se non nulla.

Per la verità, sotto molti aspetti, hanno torto entrambi. Vediamo perché.

1) In quanto al plagio, è una teoria che non regge: il plagio è un evidente tentativo di pedissequa ripresa , parola per parola, di qualcosa scritto da qualcun altro: mentre qui, siamo di fronte all’imitazione che, dalla notte dei tempi, è presente nella storia delle arti (penso al Manierismo).

2) Nessuno pretende di scrivere come  J.R.R. Tolkien, ma è semplicemente un tentativo di riempire dei vuoti che egli non ebbe tempo di completare, seguendo e  realizzando una sua speranza, quando in una lettera disse

“I cicli dovrebbero essere collegati a un maestoso insieme, e purtuttavia lasciare spazio per altre menti e altre mani”.
[H. Carpenter, Letters of J.R.R. Tolkien, Lettera #131, a Milton Waldman]

3) In quanto al disprezzo o all’indifferenza dei non-tolkieniani, è un aspetto che purtroppo non si può sconfiggere né confutare tanto facilmente, perché spesso proviene da ambiti dove si ritiene che la letteratura degna di nota sia solo quella ufficializzata dai programmi scolastici e universitari. E’ lo stesso disprezzo indifferenza che ha investito anche autori come Kurt Vonnegut, Jack London e persino George Orwell(!) perché non si occupavano di qualcosa di reale.  Ora sappiamo di quale alta considerazione godano, e quanta cominci a goderne Tolkien, e quindi è solo questione di tempo.

Detto questo, per coloro che pensano che sia un genere letterario degno di attenzione e per quelli che vogliono saperne di più, porterò qualche esempio  “pratico”, e citerò – mi sia concesso – un testo scritto da me per un Premio Silmaril, un concorso letterario indetto dalla Società Tolkieniana Italiana con cadenza annuale e interrotto all’edizione 2010.

Il titolo del mio romanzo breve era L’ultimo dei Noldor e si occupava in particolare dell’ultimo Re degli Elfi Noldorin, Gil-galad, e dell’epoca in cui dovette affrontare Sauron, la forgiatura degli Anelli di Potere e dell’Unico Anello, e la guerra che ne seguì. In appendice, avevo inserito il racconto della Caduta di Numenor, dal punto di vista dei Fedeli, cioè Amandil e suo figlio Elendil.

Una delle vetrate digitali di Jian Guo: al centro della rappresentazione della poesia degli Anelli, Gil-galad consegna l’Anello Vilya ad Elrond.

Ecco un estratto del primo capitolo:

LEGGI  L’ESTRATTO  >>

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4 pensieri su “Raccontare la Terra di Mezzo: completare i tasselli”

  1. Mi ha sempre colpito il passaggio della lettera n.131 citato nell’articolo, che sottolinea l’auspicio di Tolkien di una futura collaborazione di “altre menti e altre mani” al completamento della sua creazione. Nelle “lettere” , però, si può trovare un atteggiamento del Professore contrario a questa idea, alla lettera n.292 nella quale Tolkien risponde al suo editore in merito a una proposta di un seguito al SdA che un ammiratore aveva intenzione di scrivere bollandola come “impertinente” e mostrandosi decisamente contrario. Come si può interpretare questa cosa?

  2. penso che fosse legata alla consapevolezza che un seguito non si potesse scrivere: lui stesso aveva iniziato” La nuova Ombra” e ci aveva rinunciato.. non penso fosse contrario che quacluno scrivesse degli eventi PRIMA, ma solo di quelli DOPO; perchè la fine della Terza Era “era la fine degi Eldar, delle storie e dei canti”

  3. Infatti, credo che gli Eldar fossero per lui la Luce per la narrazione, senza Eldar tutto diventava molto noioso.
    In ogni caso completare i tasselli di un’opera così grandiosa è qualcosa di enormemente difficile…ci vuole la bravura di Tolkien e mi sembra che sia una qualità rarissima…soprattutto ai nostri tempi

Facci sapere cosa ne pensi, ma pensaci bene. ;)

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