E se Tolkien fosse come Dante? Fino agli estremi confini della Terra


La brevità di questo testo e lo stile, così distante dalle nostre Meditazioni, provocatorio, affrettato, a malapena suggerito, potrebbe disturbare alcuni lettori che si aspettano ben altro da questa pagina. In verità, contenuti tanto belli come quelli qui presentati, che non dipendono nemmeno in minima parte dal redattore dell’articolo, non credo nemmeno esistano su Tolkien; se esistono, siete caldamente pregati di farlo sapere a questo povero ignorante. Oggi parliamo di Dante, o meglio ascoltiamo di Dante, facendoci guidare dall’uomo cui si deve la Riscoperta di Dante in Italia dell’ultimo decennio, ovvero Franco Nembrini. Come già per The Fall of Arthur , questo è un Invito alla Lettura, stavolta rivolto ai testi di Nembrini (un invito alla lettura a loro volta) su Dante.

Il prof. Nembrini che mostra la simmetria numerica a croce del Canti e dei versi del Paradiso, durante una sua lezione al Rosetum di Milano nella Primavera del 2013. Dante è stato un brillante studente di matematica anche durante la maturità ed un appassionato astronomo.

Mi ero ripromesso di dire molto poco sul tema delle profonde somiglianze tra Dante e Tolkien finché non avessi maturato un lungo e rigoroso studio. Questo è in cantiere già da qualche annetto ormai, ma la sua attesa non può ritardare in chi mi legge la conoscenza di ciò che sta avvenendo, da un decennio a questa parte, in Italia e in tutto il mondo.

Abbiamo riscoperto Dante dopo secoli nei quali è stato strappato al nostro popolo per relegarlo ad un’enciclopedia di formalità poetiche in una nicchia di critici e “addetti ai lavori”, finché, ai giorni nostri, il sommo poeta è stato considerato tale soltanto per questioni tecniche. Sì, a scuola si studia la Vita Nova, il Convivio, la Commedia,  anche se molti (professori liceali e di più alto grado) si risparmierebbero volentieri sia Purgatorio che Paradiso: perché non importa il “cosa”, la meta o l’obiettivo, la convergenza di tutta la poesia al suo culmine, ma il “come”; e per qualche strano (ma prevedibilissimo) motivo si è consolidata un’idea secondo la quale la poetica di Dante decresca anche nella forma dalla prima alle successive Cantiche.

Probabilmente, vi sareste aspettati che il nome in fondo al testo introduttivo dell’articolo fosse quello di Roberto Benigni, che ha intrapreso la divulgazione di tale riscoperta ai più con notevole corpo mediatico. L’attore aveva cominciato questo tipo di recitazione/lezione già con un ciclo nel 2002, preceduto persino da un’interpretazione estemporanea dell’Inno alla Vergine nell’edizione di San Remo di quell’anno: l’intero Canto XXXIII del Paradiso fu invece oggetto della lezione conclusiva del ciclo, in diretta nazionale e con un successo inedito.

Contemporaneamente (ma già da tempo in corso), un professore della scuola La Traccia di Calcinate (BG), oggi rettore, teneva incontri chiamati scherzosamente “Dante per le massaie”, lecture Dantis rivolte ad un pubblico “illetterato”, dal pubblico stesso richiesti dopo un passaparola che definire epidemico è eufemistico. Queste lezioni confluiscono nel 2003 nel primo volume di Alla Ricerca dell’Io Perduto – Conversazioni sull’Inferno, cui seguono gli altri due volumi con le rispettive Cantiche nei due anni successivi.

La raccolta ha scatenato conseguenze impensabili al curatore. Dal 2005 gli studenti dell’Università Cattolica di Milano decidono, come sfidati dalle lezione di Nembrini, seppur apparentemente per “illitterati”, di organizzare Centocanti, letture pubbliche della Divina Commedia per le strade di Milano, sui sagrati delle chiese, alle stazioni del metro’. Alla Statale di Milano, vengono invece tenute le conferenze Esperimenti Danteschi , i cui relatori sono i migliori studiosi di Dante invitati da ogni parte del mondo: l’iniziativa è ancora attiva, con cadenza annuale.
Il testo ha una diffusione tanto indiscriminata da finire anche sulla scrivania di Benigni. Ed ecco cosa è successo poi.

Il video è stata usato anche dall’editore ItacaLibri come presentazione ufficiale del nuovo testo di Franco (che a questo punto chiamerò per nome, essendo un amico di famiglia e sperando di aver invogliato tale amicizia anche a chi legge) Dante, Poeta del Desiderio.
E su questa spinta e nuova amicizia che Benigni ha riportato Dante in TV, dapprima come Tuttodante e poi negli anni a seguire, rendendolo un appuntamento costante del palinsesto annuale. Intanto Franco era stato chiamato ad operare sia nella Consulta nazionale di pastorale scolastica della CEI, sia nella Commissione per la parità scolastica del Ministero dell’Istruzione. Poi, terminati gli incarichi istituzionali, è stato strattonato un po’ ovunque. Dice il suo sito che dal 2008 in avanti:

“inizia a tenere centinaia di incontri pubblici, in tutta Italia e anche all’estero – dal Brasile alla Russia, passando per Spagna, Repubblica Ceca, Ungheria…”

Così, mentre si lasciava invitare in ogni angolo del globo, dagli stessi e da altri angoli convergevano gli studiosi di Dante per invito di quegli studenti che si erano lasciati affascinare da lui, professore di un liceo della Bergamasca. Inutile ricordare tutti gli Italiani incollati al televisore nell’ascoltare l’attore fiorentino. Direttamente o indirettamente, quella che era cominciato come una richiesta di aiuto nello studio di un figlio giovanissimo, diventava un’eco per il mondo.

La dinamica del desiderio, l’umano drammatico che si mette in viaggio, la necessità della speranza, espressi con la pertinenza con la quale l’esprime Dante, – è imbarazzante tentare di estrapolare descrizioni sul perché Dante parli all’Uomo di ogni tempo e di ogni luogo, bisogna scoprirlo nella lettura – sono quegli stessi punti che a questo povero disgraziato articolista hanno suscitato il più clamoroso inter-esse verso le opere di Tolkien. Il sottoscritto è persuaso (ma come detto non è ancora in grado di spiegarlo in questo invito) che difficilmente si potrebbe trovare un autore più vicino per l’intensità e la direzione di questo palpito, e soprattutto per l’unità che trasuda dal comune sguardo sulla realtà, a Tolkien di Dante. Una vicinanza che dovette percepire lo stesso Tolkien come testimonia la lettera 294: si accorse della clamorosa sciocchezza scritta dagli intervistatori del Daily Telegraph Magazine nel febbraio del ’68, invitandoli a correggerla, sulle sue opinioni su Dante.

“Io non mi sogno nemmeno di essere paragonato a Dante, grandissimo poeta. Una volta Lewis ed io avevamo l’abitudine di leggercelo a vicenda ad alta voce. Per un certo periodo di tempo sono stato iscritto alla Oxford Dante Society (penso su proposta di Lewis, che sopravvalutava fortemente la mia conoscenza dell’Italiano).”

Vicinanza di cui si sono accorti anche gli studenti dell’Università di Torino, quando quest’autunno hanno portato nella loro sede la mostra della Fraternità San Carlo Borromeo Nessuno genera se non è generato: alla scoperta del padre in Omero, Dante, Tolkien.
Il “padre” è al centro di ognuno di questi episodi, partendo da Franco: Stefano, il suo figlio più grande e già professore, quest’anno ha cominciato un percorso su Lo Hobbit con i suoi studenti, reso palese anche in un articolo per il mensile Tracce. Un professore in più che spiega Tolkien ai suoi ragazzi grazie a Dante! Non bastassero le pur giuste considerazioni sui testi, la vicinanza si vede da frutti come questo.

Dante non ha finito di riempire la vita di Franco e di chi l’ascolta. Recentemente, tra i suoi viaggi nelle Russie, in Ucraina ha fatto approfondita conoscenza di Aleksandr Filonenko docente di Filosofia all’Università Nazionale di Char’kov, Ucraina. Così anche in Ucraina gli è stato richiesto di tenere le sue lezioni.

Franco Nembrini e Aleksandr Filonenko all’edizione 2013 del Meeting di Rimini per l’Amicizia fra i Popoli.

Dopo una delle lezioni in Ucraina, un’insegnante si è avvicinata a Franco e gli ha detto:

“Tutto il mondo ha il diritto di incontrare Dante”.

E io aggiungerei “e Tolkien“, ma per nulla di meno di come Franco ha fatto conoscere Dante. Per iniziare si potrebbe partire proprio da come Franco tratta Dante. Per cui vi lascio con l’Invito alla Lettura, vero e proprio, del terzo volume della sua seconda raccolta, presentato insieme a don “Pino” Stefano Alberto della Cattolica di Milano. Ci vuole un’oretta, ma è un’ora guadagnata.

ATTENZIONE! I seguenti contenuti sono ad alto tasso di cattolicesimo, ma non è colpa né mia, né dei relatori. Se qualcuno si può incolpare, è certamente Dante. Se qualcun altro ritiene questi contenuti come inessenziali o perfino un impedimento alla fruizione di quanto detto finora è un problema suo: io mi attengo all’autore e a chi riesce a far maturare i suoi frutti e non sono responsabile dei rifiuti altrui. Costui potrebbe fare un piccolo sforzo di sopportazione per scoprire un guadagno immenso. Non spaventatevi per lo stupore che il modo di parlarne v’innescherà, è perfettamente umano come Tolkien e Dante.

Riferimenti

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