Sulle lettere di Tolkien: la parola all’autore


La recente messa all’asta di due lettere olografe di J.R.R. Tolkien ha contribuito a diffondere spunti rilevanti riguardo a pensieri e sentimenti profondi del Professore. I due documenti, sebbene noti nell’ambiente degli “addetti ai lavori”, hanno in realtà rivelato contenuti interessanti anche per una platea più ampia. La prima delle due verte sui piani editoriali per la pubblicazione delle saghe della Terra di Mezzo – e non solo; la seconda, che ha avuto maggior risonanza a causa dell’argomento trattato, riguarda invece una dotta diatriba riferita alla storia sentimentale di Arwen ed Aragorn.

Gli Hobbit e Samwise, assi portanti della trama

Negli ultimi tempi, Pieter Collier ha diffuso alla platea degli appassionati di tutto il mondo la notizia di una bella e lunga lettera inviata da Tolkien ad un suo ammiratore, H. Cotton Minchin. La missiva parla della pubblicazione de Il Signore degli Anelli, dell’interesse nello sviluppo delle lingue Elfiche e di altri scritti complementari, oltre che dei piani per completare il Silmarillion. Le pagine forniscono un affascinante sguardo dall’interno dei procedimenti creativi di Tolkien raffrontati apragmatismo dei suoi editori. La pubblicazione dell’ultimo volume della trilogia, Il Ritorno del Re, risale (com’è noto ai più) al 20 ottobre 1955: meno nota è la circostanza del forte ritardo nella sua uscita, di circa sei mesi, causato da varie difficoltà riscontrate da Tolkien. I problemi principali si concretizzarono nel trasporre le Appendici in un formato pubblicabile e digeribile da parte dei lettori, nella corretta compilazione di un indice generale e nella creazione di una mappa dettagliata del reame di Gondor. Dopo svariati tentativi Tolkien riuscì finalmente a strutturare l’organizzazione delle appendici, abbandonando nel contempo l’idea di annettere un indice e incaricando il figlio Christopher di disegnare la suddetta mappa.

Per citare le parole stesse del Professore, nel discutere della rifinitura del volume con il suo editore:

« Le mappe richiedono un sacco di tempo e lavoro. Sarebbe ovviamente impossibile trarre una mappa da un racconto ‘inventata ‘ o piuttosto  scrivere un racconto mappabile , a meno che non si cominci con una mappa fin dall’inizio . Cosa che ho fatto,  sebbene inevitabilmente a prezzo di talune incongruenze […] Come studenti e ricercatori vengono sempre a scoprire, per quanto tempo impieghino e per quanto si prendano cura del loro lavoro, c’è sempre una corsa finale con la quale la tesi deve da ultimo assumere  una forma presentabile. Così è stato con questo libro”.

A riguardo dell’opera prestata da suo figlio, poi, Tolkien precisava che

« incoerenze ortografiche (ed omissioni) sono principalmente colpa mia; ad esempio è stato solo nelle ultime fasi che ho abbandonato l’uso della K nell’ortografia o nella trascrizione dei nomi elfici – nonostante le rimostranze di mio figlio. Egli sostiene che pochi o nessuno pronuncerebbero correttamente Cirith, nonostante l’ appendice. Compare come Kirith sulla mappa, come in precedenza nel testo».

La versione integrale della lettera e varie note a commento si trovano su Tolkien Gateway.

Scritta nella sua splendida calligrafia manuale, questa lunga lettera è una delle più belle di cui sia nota l’esistenza, sia nel contenuto che nell’aspetto. Lettere come questa furono particolarmente apprezzate già ai tempi, in quanto si dilungavano nella spiegazione di taluni dettagli de Il Signore degli Anelli che catturarono l’immaginazione e la fantasia di moltissimi lettori fin dall’uscita dell’opera prima tolkieniana. Non è naturalmente possibile pubblicarla tutta ma è bene rimarcarne un paio di passaggi davvero notevoli: un toccante accostamento tra Sam e i soldati della Grande Guerra

« Il mio ‘Samwise’ infatti (come si nota) in gran parte riflette l’immagine del soldato inglese – innestata sui ragazzi che abitavano i villaggi in giorni lontani, le memorie dei soldati semplici ​​e dei miei attendenti che ho conosciuto durante la guerra del 1914 e riconosciuti sinora come superiori a me stesso»

e un ringraziamento accorato al popolo degli hobbit

« Il Piccolo Popolo ha fatto galleggiare l’intera ingombrante nave, siano benedetti».

Ma chi era J.H. Cotton Minchin? Collier dice che fu l’editore di The Legion Book ( 1929) e sostiene che sicuramente deve essersi mostrato entusiasta ad un livello tale, toccando i tasti appropriati, per indurre il Professore a vergare una risposta tanto dettagliata ed articolata. Arriva a discettare di carta da disegno, a dimostrare l’origine e la costruzione delle connessioni tra toponimi e nomi, racconta un aneddoto divertente su un’altra lettera che gli fu inviata da un signore che di nome e cognome all’anagrafe faceva proprio ‘Sam Gamgee’ e ​​parla di temi tuttora attualissimi, purtroppo, quali i bassi compensi per gli autori letterari. Tolkien esplicita poi il fatto che Il Signore degli Anelli non sia in realtà da intendersi come una trilogia, quanto piuttosto come una sinfonia – rilanciando, direi in modo subliminale ma con lucida consapevolezza, l’importanza del legame tra la Parola e il Canto di Potere.

Curiosità:  nel commento alla lettera, Collier annota che “Tolkien wrote a fine long letter to her“, vale a dire a una corrispondente di sesso femminile, quando invece la lettera inizia con “Dear Mr Cotton”, il che è decisamente più adatto alla circostanza: James Humprey Cotton Minchin era infatti, all’epoca della stesura delle due lettere a Tolkien, un capitano in congedo nonché da tempo editore. Questa missiva, parzialmente pubblicata con progressivo #187 assieme a un’altra del ’62, costituiscono un magnifico scambio epistolare tra due giovani soldati congedati dopo la Grande Guerra. Parrebbe che Collier non abbia afferrato pienamente la circostanza…

Celeberrimo fotogramma dal filmato Battle of the Somme (1916), documentario di guerra. Un soldato prende sulle spalle un commilitone per portarlo fuori dalla trincea: il ferito morirà nel giro di una mezz’ora. Tolkien, come anche probabilmente il capitano, più tardi editore e maggiore Cotton Minchin, sopravvisse alla carneficina.
Da Il Ritorno del Re di Peter Jackson, Sam si carica Frodo sulle spalle nell’ascesa al Monte Fato.

A proposito di Auden, Aragorn e Arwen

L’altra lettera, sempre datata 1955, ha fatto purtroppo più scalpore, venendo recentemente rilanciata nel più puro stile gossip che avrebbe probabilmente fatto inorridire il Professore – e che a naso dovrebbe aver fatto inorridire non meno il figlio Christopher. La non-notizia era già nota agli appassionati più attenti, conoscitori delle Lettere e dei trascorsi tolkieniani dell’epoca, ma è comunque stata utilizzata per fare grancassa a proposito di quest’ulteriore messa all’asta. Si è tentato di far passare per vero che J.R.R. Tolkien avesse quasi deciso di cassare la storia d’amore tra Aragorn e Arwen ne Il Signore degli Anelli, sradicandovi quindi gran parte del pathos che promana dal romanticismo tra Elfi e Umani (spiegazione utile per i lettori non appassionati) e gran parte del significato del rapporto tra le due razze lungo le millenarie lotte contro l’Oscuro Potere (interpretazione ad uso dei conoscitori del corpus).

N.d.r.: l’imbarazzante rassegna stampa nostrana parte da La Stampa e rimbalza tramite Adnkronos su tutti gli organi nazionali, i quali totalmente ignorano perfino la stampa brittanica.

W.H. Auden mentre legge Lo Hobbit negli anni '40, dalla biografia di Carpenter dedicatagli.
W.H. Auden mentre legge Lo Hobbit negli anni ’40, dalla biografia di Carpenter dedicatagli.

In realtà, nel 1955, il poeta W.H. Auden non aveva cercato di convincere Tolkien a depennare la storia d’amore tra Aragorn e Arwen né l’aveva descritta come “inutile e superficiale”. Auden stesso aveva riconosciuta l’importanza della svolta sentimentale culminata tra Éowyn e Faramir. In questa lettera inedita, Tolkien scriveva al suo editore Rayner Unwin a proposito delle difficoltà di rifinire efficacemente Il Ritorno del Re, il terzo e ultimo capitolo della sua opera seminale. Alla fine, Aragorn viene incoronato re di Gondor e sposa l’amata figlia di Sire Elrond, Arwen Stella del Vespro, inaugurando così l’inizio della nuova era di pace e prosperità per i reami degli uomini della Terra di Mezzo.

Come riporta l’articolo dell’ArsT,

Auden era stato un allievo di Tolkien e da suo sincero ammiratore nel 1954 aveva scritto recensioni ai primi due volumi del Signore degli AnelliLe Due Torri venne pubblicato l’11 novembre 1954. Intanto, l’autore era al lavoro per chiudere il terzo volume e in una lettera di quel periodo dice: «Sono disperatamente indietro con le Appendici al vol. III». Auden aveva ricevuto le bozze del Ritorno del Re e aveva scritto a Tolkien nell’aprile del 1955 per porgli varie domande riguardo al libro. Non aveva ricevuto le Appendici, perché non erano ancora finite. La risposta di Tolkien non è stata conservata perché Auden di solito buttava via le lettere dopo averle lette. È qui che si inserisce la lettera inedita che lo scrittore inviò all’editore Rayner Unwin. Quindi, Tolkien non fu tentato di eliminare la storia d’amore tra Aragorn e Arwen, visto che era già stata scritta e pubblicata. Auden aveva letto il capitolo finale e trovava «inutile e superficiale» la relazione tra i due. E la reazione di Tolkien è scritta nella lettera: «Spero che il frammento della “saga” lo curi». Quindi, avendo già scritto e consegnato la prima parte delle Appendici all’editore nel marzo 1955, Tolkien evidentemente si riferisce al fatto di aver inviato ad Auden l’Appendice A, quella che contiene la lunga storia tra Aragorn e Arwen e che avrebbe “curato” lo scetticismo del poeta inglese.

Ecco ciò che Tolkien effettivamente ebbe a dire su consiglio di Auden: «Auden approva in toto la bozza del terzo volume», facendo capire che il poeta britannico appoggiava la scelta dello sviluppo conclusivo della vicenda tra Éowyn e Faramir, dove Éowyn dapprima si prende una “cotta” per Aragorn, ma finisce con l’innamorarsi di Faramir quando il futuro re di Gondor non ricambia il sentimento. Ma, continua il Professore,

«[Auden] pensa che la storia Aragorn-Arwen sia inutile e superficiale, spero che il frammento della “saga” lo curi. Lo trovo ancora commovente: un’allegoria di pura e semplice speranza, come spero lo veda tu».

“Il Matrimonio di Aragorn e Arwen” dei fratelli Hildebrandt.

Jane Johnson (cfr. The Guardian), a sua volta autrice e nota per aver siglato, con lo pseudonimo di Jude Fisher, i compendi cinematografici dei film di Peter Jackson sin qui usciti, concorda con il Professore: descrive infatti l’idillio fra Aragorn e Arwen

«così struggente, l’amore di un uomo mortale per un’elfa immortale che dovrebbe sacrificare la propria immortalità se decidesse di seguire il suo cuore, e che dovrà in qualsiasi caso (dal momento che gli elfi sono così longevi) soffrire vedendo il proprio amato morire, lasciandola pertanto da sola con molti vuoti anni di vita davanti a lei.[…]
È una scelta che spezza il cuore: Arwen sceglie di restare nella Terra di Mezzo con Aragorn piuttosto che seguire il resto della sua gente nelle Terre Immortali».

Jane Johnson (June Fisher) con Andy Serkins e Bryan Sibley, co-autore della Johnson sui libri dedicati ai film di Jackson, tra le molte cose.

Non manca di far notare un richiamo importante al legendarium, che si ripropone ciclicamente nei suoi temi centrali:

«Si riprende così anche il tema della storia fra Beren e Lúthien dal Silmarillion, nel quale, ancora una volta, un uomo si innamora di una elfa. Racconto che Tolkien accosta al suo stesso idillio con la moglie Edith, tanto che gli stessi nomi sono stati incisi sulla loro tomba».

A dispetto della divergenza delle rispettive opinioni, Auden non poteva che concordare sull’ineluttabilità della storia sentimentale: in una recensione sul New York Times de Il Ritorno del Re, pubblicata nel 1956, non ebbe la minima lamentela riguardo alla conclusione del tutto:

«Le pretese poste sulle capacità dello scrittore in un’epopea come Il Signore degli Anelli sono enormi e aumentano man mano che il racconto procede, le battaglie devono diventare più spettacolari, le situazioni più critiche, le avventure più emozionanti; posso soltanto dire che il signor Tolkien si dimostra tale e quale a queste ultime».

Tutto ciò dovrebbe e potrebbe indurre un dibattito su come anche un certo tipo di letteratura, pur non ispirandosi a un realismo contemporaneo, sia in realtà vicinissima al sentire comune quotidiano: chissà che prima o poi, anche nell’ambiente culturale italiano, non si riesca ad affrontare l’argomento come merita…

Annunci

Facci sapere cosa ne pensi, ma pensaci bene. ;)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...