Progetto Rotterdam: la poesia perduta e il significato di Il Signore degli Anelli


Tolkien come mai prima?

La notizia nella giornata di ieri della “poesia perduta” di Tolkien rinvenuta in chissà quale anfratto librario di chissà quale archivio accademico è stata particolarmente sconvolgente. Ci aspettavamo un po’ tutti che in questi giorni le luci della ribalta le avrebbe avute il suo Beowulf, la traduzione in prosa dell’antico poema anglosassone eseguita ben prima del suo saggio I Mostri e i Critici, la cui lettura pubblica è stata un vero e proprio spartiacque nello studio del poema.

Invece no, il fondatore del Middle-Earth Network John di Bartolo ci ha colti tutti in contropiede dalle pagine di Legendarium, proprio attraverso la voce del Professore, redivivo (ma quando mai è morto?) nella vivida (anche se disturbata) registrazione delle sue stesse accesissime parole!

Guardo ad Est e guardo ad Ovest
e guardo verso Nord e verso Sud
e non vedo un Sauron,
ma vedo molti eredi di Saruman!

Ma quale archivio blindato? Accantoniamo le nostre speculazioni su interdetti settori di biblioteche segrete,  la registrazione viene dalla collezione del fiammingo René van Rossenberg, proprietario del più bel negozio interamente dedicato a Tolkien nel Mondo (TolkienShop). Scoperta più di 20 anni fa (1993) ma ascoltata la prima volta solo di recente, l’audio conserva il discorso tenuto da Tolkien nella “Hobbit Dinner” della primavera del ’58 a Rotterdam. Una cena tra amici, quasi 200, che, nelle numerose affinità con la Festa a Lungo Attesa di Bilbo, secondo Noble Smith prova ancora una volta come Tolkien fosse “in tutto uno Hobbit meno che nell’altezza“, casomai ce ne fosse stato bisogno.

Uno strillone d’eccezione: noto appassionato, scrittore, sceneggiatore di videogames e anche autore del libricino La Saggezza della Contea, Smith dall’Huffington Post rivela molti particolari del rinvenimento, ma non i più succulenti, perché, dice “li dovete udire da lui!” (Tolkien).

L’ “Hobbit Dinner” olandese non era un avvenimento propriamente sconosciuto ai lettori di Tolkien. Humprey Carpenter vi dedica qualche riga di contesto nelle Lettere e nella Biografia è perfino presente un estratto del discorso summenzionato (contente le quattro righe nell’audio rilasciato). In qualche modo alcune note preparatorie dovevano essere sopravvissute tra i carteggi in possesso di Christopher. Si sapeva che questa cena era stata combinata dall’editore olandese e dal libraio ospite, insieme ad Allen&Unwin, che avevano pagato il viaggio di Tolkien in Olanda. Si sapeva che Tolkien era rimasto estremamente soddisfatto e rincuorato da quella trasferta e in special modo da quella cena. Presumibilmente i 200 appassionati olandesi avranno parlato per molti successivi incontri di quell’occasione, tuttavia non c’era nessun documento che riportasse lo svolgersi di quell’incontro nei dettagli fino alla scoperta di van Rossenberg. Questi ha a sua volta atteso del tempo prima di diffondere la sua personale scoperta.

“Come Smaug io sorveglio il mio tesoro, sibilando a qualsiasi collezionista che si avvicini troppo”.

Al contrario di Smaug, imbattutosi nel divulgatore di Legendarium.me Jay Johnston, van Rossenberg ha trovato quel canale ideale che cercava per condividere la luce della sua Arkengemma con tutti gli appassionati di Tolkien. E’ nato così, sotto mutissime spoglie, il Rotterdam Project: noto a pochissimi, per restaurare la registrazione perduta e poterla poi presentare al mondo. Tra questi pochi, anche il grande studioso Tom Shippey, che tiene a precisare:

tolkien“Ogni cosa nuova di Tolkien è eccitante, ma questo è particolarmente vero per il Rotterdam Project.  Un discorso di Tolkien nei primi anni del successo ottenuto con Il Signore degli Anelli,  mentre stava tra amici, in diletto e potendo parlare liberamente!

Un’immagine del Professore alla cena, di fronte al microfono. La giovialità e la disinvoltura di Tolkien in questa foto è più unica che rara, come fa notare Smith nell’articolo originale.

La festa migliore della sua vita (parole sue) ricolma di spirito leggero, scherzi e anche riferimenti espliciti al 111esimo di Bilbo. Ma se fosse tutto qui, allora sì, sarebbe una piacevole curiosità biografica ancora poco approfondita, una registrazione forte del fascino dell’inaudito, ma nemmeno lontanamente comparabile al suo Beowulf per importanza. Lo stesso Tolkien faticava a credere che in quella cena ci fossero 200 persone che aspettavano solo di sentirgli raccontare la propria vita, quindi, dopo la modesta e sincera considerazione (nondimeno errata) che Il Signore degli Anelli fosse “poca cosa, ma davvero mia“, scioglie le briglie e comincia a spiegare il suo libro prima nei singoli elementi narrativi e filosofici, ad esempio come l’Anello “accelera il ticchettio dell’orologio“. Poi, piano piano, spiega – incredibile! – come i libri riguardino qualcosa che aveva soltanto accennato in una lettera ma che, se altrove si poteva interpretare anche alla larga, qui non lascia spazio a dubbi. Il significato di Il Signore degli Anelli è affermato e spiegato in quella registrazione!

Se a questo punto l’acquolina trabocca, temo di non potervi saziare. Io non ho ascoltato la registrazione naturalmente e Smith non ha (giustamente) anticipato altro su questa parte della serata.

Tuttavia vien detto di più circa la “poesia”, mandata dai progettisti in avanscoperta per acuire gradualmente l’interesse degli appassionati. Si tratta di una poesia in Elfico (non ci è dato sapere quale), poi riletta in Inglese, puntellata da altre battute su come gli hobbit (gli appassionati olandesi) in genere siano terrorizzati quando qualcuno manifesta l’intenzione di recitare poesie alle feste. Ricorda che sono passati quasi 20 anni da quando gli era nato in cuore di scrivere le prime parole di Il Signore degli Anelli. Un estratto recita:

Vent’anni si sono riversi lontano lungo il grande fiume
e per me, mai in vita mia torneranno dal mare.
Oh, anni in cui spingendo lontano lo sguardo vedo susseguirsi le età nel passato,
quando gli alberi ancora fiorivano in vaste contrade
e in quest’ora tutto comincia ad inaridirsi
per il respiro di stregoni dal cuore raggelato.
Per conoscere le cose, essi le spezzano
e stabiliscono la loro gravosa signoria
con il terrore della morte.

In questi riversi risuona probabilmente la commozione di Tolkien nel vedere la città di Rotterdam ancora lacerata per le ferite della Seconda Guerra Mondiale. Sauron può venire debellato, ma le maree del mondo ristagnano fino all’onda di nuova piena e ci saranno sempre gli eredi di Saruman che accumulano potere, fosse anche sulle piccole Contee.

“Noi Hobbit non abbiamo alcuna arma magica da opporre. Eppure , miei gentilhobbit, vi lascio questo augurio: agli Hobbit! E che possano sopravvivere a tutti gli stregoni.”
[J.R.R. Tolkien: A Biography, di Humprey Carpenter]

Una riflessione

Che Tolkien, generalmente così restio a “spiegare” la propria opera ai suoi lettori, in un’occasione così particolare si sia concesso di approfondire il cuore della sua opera è un fatto straordinario, eppure, forse, comprensibile proprio a partire dalla considerazione che si trovava tra amici. Tra amici, ciò che si ha di più caro va messo in tavola, mostrato.

Quanto alla definizione del significato, io posso solo dirvi il mio parere. In questa questione fondamentale e dibattuta, ho sempre cercato, come faccio anche oggi, di partire da quanto detto esplicitamente da Tolkien, lasciandomi sfidare e verificando se davvero il cuore pulsante dell’opera dimorasse lì:

“Penso che nemmeno il potere, o il dominio, sia il vero nocciolo della mia storia. Fornisce il pretesto per una guerra, ed è qualcosa di sufficientemente scuro e minaccioso da sembrare, all’epoca, di somma importanza, ma è per lo più una cornice che permette ai personaggi di mostrarsi per quello che sono. Il tema centrale per me riguarda qualcosa di molto più eterno e difficile: morte e immortalità: il mistero dell’amore per il mondo in una razza destinata a lasciarlo e apparentemente a perderlo; l’angoscia nei cuori di una razza destinata a non lasciarlo, finché il suo intero ciclo nato dal male non sia completo.”
[Lettera #181, a J. de Bortadano dell’Aprile ’56]

“Se mi venisse chiesto, direi che il racconto non tratta in realtà del potere e del dominio: due cose che si limitano ad avviare gli avvenimenti; tratta della morte e del desiderio di immortalità. Che è come dire che il racconto è stato scritto da un uomo!”
[Lettera #203, a H. Schiro del 17 Novembre ’57]

“Ma potrei dire che se il racconto tratta di “qualcosa” (oltre che di se stesso), questo qualcosa non è, come tutti sembrano supporre, il “potere”. La ricerca del potere è solo il motivo che mette in moto gli avvenimenti, ed è relativamente poco importante, penso. Il racconto riguarda principalmente la morte, e l’immortalità; e le scappatoie: la longevità e la memoria.”
[Lettera #211, a R. Beare del 14 Ottobre ’58]

Affermazioni come queste sono state molto dibattute per capire se la dicotomia morte-immortalità fosse davvero il fulcro di rivoluzione di tutto Il Signore degli Anelli e forse per estensione di tutti gli scritti maturi sulla Terra-di-Mezzo. Non che le stesse note di Tolkien nell’epistolario mancassero di rigore, tutt’altro!, ma la ricchezza del testo rende difficile capire se esiste una sola chiave di lettura per cui la formulazione di un tema rende ragione di come tutti gli altri sono trattati, oppure che questa sia quella esatta. Sia che Tolkien confermi, sia che dica altro nel discorso – io personalmente ne dubito – comunque ci troveremmo di fronte all’autore che a cuore aperto dispiega la propria opera, ce la mostra per ciò che gli preme di più. Sarei felicissimo anche nell’essere, insieme a molti altri ben più capaci di me, in torto, pur di ascoltarlo parlare e anche se le questioni in gioco non fossero queste.

Una festa Hobbit online per Beowulf

Per ascoltare altri stralci di questo discorso, non bisogna perdersi il Party di lancio online del Beowulf della Tolkien Society in collaborazione con il Middle-Earth Network. Il team di Legendarium.me infatti proporrà domani 24 maggio altri segmenti audio estrapolati dalla registrazione. L’evento comincerà alle 5 del pomeriggio (ora italiana) e avrà diversi ospiti di prestigio, oltre che premi offerti da TolkienShop e Houghton Mifflin. Alcuni nomi di importanti studiosi dalla produzione critica di valore:

  • Michael D. C. Drout, (curatore di Beowulf and the Critics)
  • Corey Olsen
  • Douglas A. Anderson (curatore di Lo Hobbit Annotato)
  • Dimitra Fimi

A domani, in compagnia di Tolkien.

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4 pensieri su “Progetto Rotterdam: la poesia perduta e il significato di Il Signore degli Anelli”

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