Analisi del teaser trailer di La Battaglia delle Cinque Armate


In questo articolo riproporrò un tema già affrontato l’anno scorso nei mesi precedenti La Desolazione di Smaug: a partire dalle 21.00 di stasera, nell’analisi del teaser trailer di La Battaglia delle Cinque Armate inizieranno le Previsioni&Speculazioni sulla sceneggiatura di Meditazioni Tolkieniane. Un argomento che ha riscosso grande interesse lo scorso anno.

Come al solito, il paragone con le opere sarà quanto più possibile serrato, specie per quegli episodi cinematografici che sembreranno da queste divergere. Il corpo delle previsioni sarà ospitato da un ulteriore articolo, più avanti, quando saranno diffusi ulteriori elementi ufficiali di discussione.

[ In effetti, dopo aver mancato la più banale previsione sulla data d’uscita, chissà in quanti troveranno utili le nostre previsioni! ]

 

Partiamo levandoci il pensiero delle cose meno importanti, quelli che si osservano essere i più popolari, almeno quanto i più poveri, argomenti di disvalore e cerchiamo di farne una discussione seria.

Normannani

Ebbene sì, le “capre”! →
(nuovamente aggiornato)

Liquidata la faccenda, passiamo all’analisi vera e propria.

Fuoco e Acqua
Cercando di ordinare le scene nel trailer, la prima a vedersi sala sarà probabilmente l’assalto del Drago alla Città-del-Lago.

Lago Brucierà

Presumibilmente il primissimo attacco. La quiete prima la tempesta (di fuoco) fa difficilmente sperare in bene per gli abitanti della Città-del-Lago, qui ancora lontani dall’evacuazione. Il silenzio assoluto precedente (contrapposto al frastuono che un naturale stato di panico genererebbe) fa pensare che le parole di Bard rimarranno inascoltate e che, con lui in prigione, nessuno si accorgerà della calata del Drago, nascosto dalle ombre delle nubi o nella tipica bruma notturna di un paesaggio lacustre, accentuata per latitudine e stagione. Sarebbe un altro punto di divergenza dai testi, ennesimo esempio dell’esasperazione jacksoniana. Così il ponte che collega alla riva verrà lasciato intatto fino a che Smaug stesso non vorrà distruggerlo. Va ricordato che l’appello di Bard in Lo Hobbit alla distruzione dei ponti ha provocato un forte interrogativo nei commentatori, con poche soluzioni convincenti (ma alcune buone). Forse Jackson ha voluto, non essendone persuaso o per altri motivi, evitare questo elemento di “disturbo”. Ma il ponte (nel film è unico, come nelle illustrazioni di Tolkien) verrà distrutto dal Drago? Per impedire la fuga agli abitanti? Nel libro si disinteressa di loro quando fuggono sulle barche perché sa di potersene occupare in seguito con comodo, non è detto che il medesimo discorso valga per la fuga sulla terraferma. Vedremo se e quanto tutto ciò parrà credibile oppure un’ingenuità.
Può anche essere che questo attacco avvenga in un angolo della città diametralmente opposto e remoto ai primi, di modo che le fiamme non possono ancora soffondere un’illuminazione rossastra alla città, ma la mancanza di grida di terrore e di sconvolgimento è un punto a sfavore, a meno che siano state escluse dal montaggio sonoro del trailer.

Analisi in corso

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12 pensieri su “Analisi del teaser trailer di La Battaglia delle Cinque Armate”

  1. Per me invece è scoraggiante il fatto che si tirino in ballo filologia ed evoluzionismo per argomentare una tesi del genere. Le tre domande, poi, mi sembrano un’espressione di pura dialettica sofistica. La scelta è principalmente di natura scenico-stilistica, quindi credo che tentare di sostenerla o ricusarla tramite considerazioni logiche sia piuttosto fuori luogo. Non è la logica della scelta che si contesta, bensì lo stile e l’opportunità della stessa.
    Sì, io contesto la scelta della capre/mufloni o tutto quello che siano: ma, come ho già detto altrove, ciò che contesto non sono le capre in sé, quanto la tendenza, che ravviso, di cui sono frutto, vale a dire la tendenza al sensazionalismo fine a se stesso, alla spettacolarizzazione ridondante e autoreferenziale, e in generale alla logica imperante degli action movie. E quindi, dal particolare al generale, la tendenza complessiva da parte di Peter Jackson di avvicinare (se non addirittura di omologarla del tutto) la trilogia de Lo Hobbit ai cliché e alle logiche di action movies ben più banali.
    E’ scoraggiante il fatto che, le si definiscano critiche o considerazioni, posizioni assimilabili alla mia siano liquidate come le meno importanti, o come povere critiche, tra l’altro capziosamente preventive, al film, o note di disvalore; mentre il valore, l’unico, sta sempre e solo dall’altra parte. E’ scoraggiante il fatto che un luogo di riflessione che si richiama esplicitamente a Tolkien sia così appiattito sulla linea jacksoniana. Che la trasposizione/(re-)interpretazione di Jackson sia una appropriata espressione, per quanto mediata, delle opere e della visione del Professore, non lo ritengo un punto così pacifico, né un dato di fatto scontato. Perciò è scoraggiante il fatto che si ironizzi su chi dissente da questa posizione, e che lo si bolli come il “campione” della purezza ortodossa; e che, conseguentemente, si voglia proporre (se non imporre) il Pensiero Unico jacksoniano.
    Per me è scoraggiante. Ma ritroverò subito coraggio…

    1. Se non è la scelta particolare a suscitarle perplessità, non poteva aspettare a che l’analisi fosse in uno stato più avanzato per porre i suoi dubbi? Che si usi la scelta particolare (e ho avuto sott’occhio diverse platee in cui la tendenza era dominante, ho ricevuto personalmente delle lamentele, quasi ne fossi responsabile in prima persona) per già tacciare il film sulla “bassa lega”, è sciocco, così come lo è indignarsi per il fatto che gli animali siano caprini costruiti appositamente in rispetto di minimi principi paleozoologici (come in tutto il resto della serie). Non è un’obiezione che le appartiene? Tanto meglio, sono felice di aver trovato un lettore meno approssimativo nei giudizi. Per me è scoraggiante doverne parlare perché auspicherei che fossero ci più persone come lei e meno che non appena vedono qualcosa di apocrifo si stracciano le vesti.

      La mia “tesi” non è diversa dalla sua, se legge per bene: a principio ed è la conclusione più ovvia, c’è una questione cinematografica che viene al più consolidata, non giustificata, da un elemento filologico sul quale può avere naturalmente da ridire: io ho messo insieme i pezzi nel modo in cui sono stato capace. Mi spiace di non riscontrare la sua approvazione nemmeno nell’impostazione del discorso, però io ogni qualvolta parlo dei film cerco di parlare anche di Tolkien, o non scriverei dei film, non potrei fare diversamente neanche volendo, non potrei “appiattirmi” con diverse intenzioni, se preferisce. Più che specificare all’inizio che

      “il paragone con le opere sarà quanto più possibile serrato, specie per quegli episodi cinematografici che sembreranno da queste divergere”

      io non credo di poter fare. Se non condivide l’impostazione, forse non è l’articolo giusto per lei.

      1. No, non credo di dover aspettare. Come ho detto, quello che contesto è la tendenza alla spettacolarizzazione gratuita, tendenza che ho già ravvisato ne La Desolazione di Smaug e che ho percepito in alcuni passaggi del trailer. Per questo ritengo di poter avanzare dei dubbi anche in questo stato preliminare dell’analisi. O perlomeno di poter avere gli strumenti adeguati per farlo.
        Relativamente, invece, alla metodologia del discorso, per me non si tratta di condividere o meno l’impostazione dell’articolo. Il fatto stesso che il paragone fra l’adattamento di Jackson e la fonte tolkieniana sia e debba essere serrato, implica appunto che la bontà del lavoro di trasposizione da parte di Jackson non possa essere postulata né assunta come incontrovertibile. Tantomeno a priori. Perciò, dal momento che molte analisi finiscono spesso per trasformarsi in difese di Peter Jackson (anzi, in vere e proprie difese d’ufficio), mi premeva di reclamare, in egual misura, un po’ più di tolleranza per chi non si riconosce nell’operato del regista neozelandese. Tanto nei contenuti quanto nello stile. Considerando, infine, che proprio una discussione sullo stile non si potrà mai dirimere attraverso il solo richiamo ai testi.

  2. Effetivamente è sensata questa tua interpretazione dell’utilità delle capre in battaglia da parte dei nani. Siccome i nani non esistono nel mondo reale, non potremo mai sapere se caprini e altri artiodattili di piccola taglia si sarebbero evoluti in modo diverso, venendo sfruttati come cavalcature o bestie da traino (anche se non penso che Jackson abbia considerato tutte queste cose, o forse le ha create/le creerà a posteriori come giustificazioni, ma di fatto sono convinto che lui volesse le capre-cavalcature per spettacolarizzazione fine a se stessa).
    Giustissimo e consolidato il paragone tra norreni/vichinghi e nani (che risulta evidente fin dalla scelta dei loro nomi), ma io sono convinto che i nani tolkieniani abbiano anche molto di ebraico (almeno secondo la visione stereotipata degli ebrei in epoca medievale): la loro continua fuga da una casa all’altra, il loro profondo legame alla terra e questo continuo sentimento di doversi “riprendere ciò che è loro di diritto”, il loro carattere di mercanti/operai/banchieri itineranti e gente dedita all’arricchirsi e all’arraffare, il fatto che seppelliscano i loro morti racchiudendoli completamente in tombe di pietra. Il Khuzdul stesso ha elementi e sonorità che ricordano l’ebraico, e credo che Tolkien lo abbia addirittura esplicitato.

    1. A me risulta che quando il regime del Terzo Reich, prima di pubblicare “lo Hobbit” in Germania; chiesero al Professor Tolkien se avesse antenati ebraici, lui rispose: “no; purtroppo non ho legami in comune con quel popolo cosi dotato”. Penso i Nani siano; come dice l’articolo; ispirati ai Vichinghi; o perlomeno all’idea di coraggio e resistenza degli antichi popoli nordici. Se poi anche fosse, non credo avrebbe un intento denigratorio.

      1. E chi ha parlato di intenti denigratori da parte di Tolkien nel dipingere i nani con elementi tipicamente ebraici, o meglio di una visione ebraica stereotipata (quella medievale in cui erano considerati degli arraffoni e dei reietti della società)? È come se Tolkien, unendo questi caratteri a quelli degli eroi della mitologia nordica, volesse farci riflettere sulla stupidità dellle ideologie razziste che hanno piagato la reputazione di ebrei e altri popoli nel corso dei secoli, facendoci notare (specie mostrandoci il coraggio e la saggezza di Gimli, l’eroismo di Dain e l’umiltà di Thorin almeno sul letto di morte) che in queste culture c’è TANTO di positivo, se non ci si ferma a una loro visione stereotipata e si va a scavare più a fondo nel tentativo di conoscerle meglio.

  3. E’ vero che Thor usava un carro trainato da capri (e che non fosse esattamente una divinita’ dignitosa), pero’, per quanto mi spiaccia fare una considerazione cosi’ terra terra, non credo che alla maggior parte del pubblico verra’ in mente questo particolare della mitologia nordica, bensi’; credo; un certo romanzetto fantasy di bassa lega; “Eragon”; scritto da un certo C. Paolini (che bruci a Monte Fato), i cui elementi di maggior interesse sono le trovate spudoratamente copiate dall’opera tolkieniana; dove appunto ci sono dei Nani che cavalcano le suddette capre.
    PS: in effetti e’ vero che nella mitologia nordica Nani ed Elfi Oscuri sono la stessa cosa, la differenziazione e’ opera di Tolkien, lo dice chiaramente quando parla di Eol.

    1. Un appunto tangente alla discussione: non sono molto convinto che Thor “non fosse esattamente una divinità dignitosa”, ammetto di essermi appassionato relativamente da poco alla mitologia norrena, ma non mi è mai parso che Thor fosse considerato ridicolo o poco dignitoso (tranne nella Þrymskviða, intepretata anche come parodia da parte dei cristiani della mitologia nordica), soprattutto per ciò che rappresenta all’interno di tutto il sistema della mitlogia norrena, essendo identificato come il protettore dell’umanità intera. Le capre della biga di Thor sono da riportare alla simbologia del sacrificio per nutrire gli dèi (Sæhrímnir per gli Æsir, come le capre per Thor e i sacrifici per gli uomini) e la loro “grettezza” è un ponte che collega Thor agli uomini, essendo un Æsir molto vicino agli uomini, e non penso questa caratteristica possa essere intrepretata come ridicolezza dello stesso.

      1. Oh, cielo! Ma non è evidente che dopo aver passato un articolo intero a convalidare la dignità dei caprini, quell’ultimo paragrafo fosse ironicamente mordace verso chi li considera ridicoli?

      2. L’ironia dell’articolo è stata colta eccome, per quello ho risposto all’utente qui sopra e non all’articolo in generale, mi preoccupava però il fatto che fosse confermata dal commento (“è vero che […] una divinità dignitosa”), per questo ho scritto l’appunto! 🙂

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